Dall'altra parte del vetro

Storia del mio primo Radiocity: le impressioni

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Dopo tre anni, finalmente mi sono immersa nel mondo di Radiocity, svoltosi a Milano lo scorso weekend. Ecco le mie prime impressioni.

Sono sull’aereo di ritorno dal mio primo Radiocity. Per chi non lo sapesse, Radiocity è la manifestazione che, da tre anni a questa parte, rende omaggio alla radiofonia sia italiana che internazionale.

Per il secondo anno consecutivo, il Radiocity è stato ospitato all’Unicredit Pavillion, sito nella futuristica Piazza Gae Aulenti di Milano.

L'Unicredit Pavillion (credits: Urban Life)

L’Unicredit Pavillion (credits: Urban Life)

Per tre giorni ti ritrovi in una full immersion radiofonica, che ti fa capire quanto la radio sia ancora oggi un’importante mezzo mediatico. Allo stesso tempo, però, ti rendi conto che non ha perso il suo fascino concedendosi, principalmente, ad un pubblico di nicchia, fatto di appassionati che adorano la radio, tutta, senza guardare fazioni o loghi.

Te ne accorgi quando ascolti e (grazie al Radiocity) vedi le radio universitarie e le web radio, che portano davanti al microfono una passione che non potrà mai essere adeguatamente remunerata.

Luca De Gennaro e Massimo Oldani sul palco del Radiocity (credits: Facebook Radiocity Milano)

Luca De Gennaro e Massimo Oldani sul palco del Radiocity (credits: Facebook Radiocity Milano)

La radio viene posseduta “gelosamente” soprattutto da coloro che la vivono quotidianamente lavorando nei network. Gli speaker che con le loro parole insegnano ai probabili successori ciò che bisogna fare per amare e vivere questo mestiere a 360 gradi. Fanno questo invitandoli a studiare, a conoscere il mondo lavorativo in cui vogliono entrare, imparando i trucchi del mestiere da coloro che hanno già una carriera importante alle spalle, senza copiare, perché al pubblico interessa quello che sei veramente.

Ascoltando le testimonianze di grandi speaker e giornalisti, si sente la differenza di spirito rispetto al mondo dei giovani fatto puramente di tecnologia 2.0. C’è chi sente la mancanza delle radio locali, dove tanti di loro hanno fatto la gavetta. Questo mondo va contro quello delle web radio, fatto anche di persone che (non sempre eh) vorrebbero tutto e subito. Sembra un’ingiustizia, ma in realtà non lo è.

Si è parlato tanto dello spazio che i network concedono ai giovani. Per gli aspiranti è troppo poco e scoraggiati non vedono una carriera all’orizzonte. Chi sta dentro, invece, vede uno spiraglio di luce per tutti coloro che vogliono provare, ma in realtà a parlare sono i “i senior“, cioè quelli che sanno di più di tutti che scostare i grandi nomi, al momento, è un’impresa impossibile.

Nikki di Radio Deejay durante l'incontro con il pubblico sul Main Stage del Radiocity (credits: Facebook Radiocity)

Nikki di Radio Deejay durante l’incontro con il pubblico sul Main Stage del Radiocity (credits: Facebook Radiocity)

Tante le manifestazioni che si sono districate in questi tre giorni di Radiocity. Gli incontri nel Main Stage con i grandi network. A mio parere ancora un po’ troppo pochi. Tanti grandi nomi sono mancati all’appello, manca ancora quell’idea “di gruppo” che qui in Italia tra competitor purtroppo non esiste. Sono mancate le loro dirette, che dovrebbero essere il vero fulcro della manifestazione. Il vero fan vuole vedere come un network fa la radio, magari l’anno prossimo si potrebbe migliorare questo lato.

La grande partecipazione da parte del pubblico è arrivata sabato sera, grazie a Diego Bianchi AKA Zoro e il suo Gazebo, programma di culto che va in onda su Rai Tre. A seguire una puntata speciale di Webnotte (il programma musicale in onda via web su repubblica.it, condotto da Gino Castaldo ed Ernesto Assante). Il tema della puntata era Beatles VS Rolling Stones e ha avuto come ospiti dei grandissimi nomi del panorama Pop Rock italiano, come Samuel (dei Subsonica ndr) e Federico Zampaglione.

Webnotte sul palco del Radiocity (credits: Facebook Radiocity)

Webnotte sul palco del Radiocity (credits: Facebook Radiocity)

Il grande successo di Gazebo e Webnotte ha portato un numero elevato di persone. Per motivi di sicurezza l’ingresso al Pavillion si è ridotto con il contagocce e ve lo dice una che per entrare è rimasta in fila un’ora, guardando passare sotto il suo naso i grandi (?) nomi del panorama musicale italiano, che mostravano con nonchalance i propri pass come se non avessero mai fatto nient’altro nella vita.

Alla manifestazione ha partecipato anche il sindaco di Milano Beppe Sala, intervistato da Petra Loreggian durante l’evento gestito da RDS. Anche il primo cittadino ha colto l’importanza di questo evento in costante crescita, per questo ha dichiarato che dall’anno prossimo si farà qualcosa in più. Puntiamo a dei luoghi più ampi, giusto per evitare le file da tangenziale che fa tanto Padiglione del Giappone all’Expo.

Nell’attesa di ulteriori novità, i complimenti vanno a Filippo Solibello, organizzatore della manifestazione, che è riuscito per l’ennesimo anno a portare lustro ad un mezzo che non muore mai.

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