Arte in pillole

Stili pompeiani: la pittura antica a Pompei, un inganno per gli occhi

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Abbiamo parlato molto di decorazione ceramica, di scultura e architettura (per quel poco), soprattutto nel mondo greco, ora è giunto il momento di accennare qualche curiosità sulla pittura, dovendo però fare appello alla romanità!

Ebbene sì, la pittura antica (cosa molto differente dalla decorazione ceramica, attenzione!) è il risultato delle conoscenze ellenistiche di pitture su tavola, maggiormente recepite, però,  dal mondo romano in occasione dei riti trionfali, momenti successivi alle battaglie nei quali venivano raccontati gli avvenimenti tramite delle tavole che li raffiguravano, in una sorta di narrazione storica per immagini su fasce sovrapposte.

L’area di maggior rinvenimento delle testimonianze pittoriche è quella vesuviana, in quanto dopo l’eruzione del vulcano nel 79 d.C. sono riuscite a mantenersi quasi intatte.

Siamo anche a conoscenza della tecnica usata per dipingere all’interno delle domus, grazie a una stele del II secolo d.C. che ci documenta le varie fasi del lavoro:

  1. Un disegnatore aveva il compito di preparare il bozzetto
  2. Veniva preparata la parete, stratificando intonaco per renderla liscia e per far aderire la pittura
  3. Il “Pictor” infine, era il vero e proprio decoratore parietale che applicava la pittura.

Veniamo agli “stili pompeiani”: una sorta di evoluzione di tecniche e scopi della pittura parietale, denominati così perché la documentazione è stata rinvenuta a Pompei, in realtà venivano applicati anche altrove.

1° STILE: STRUTTURALE
(Periodo di produzione 150 a.C. – 80 a.C.)

Lo scopo di tale tecnica era quello di riprodurre la struttura muraria o lo stucco, a filari sovrapposti, rappresentando in maniera fittizia, tramite effetti cromatici, blocchi di materiali pregiati, come il marmo,  che le famiglie proprietarie dell’abitazione non potevano permettersi.
Ad impreziosire le pareti erano proprio questi blocchi differenziati per grandezza, disposti in un gioco di partizione di colore diverso.

Stabia, Villa di Arianna

Stabia, Villa di Arianna

Brescia, Santuario Repubblicano

Brescia, Santuario Repubblicano

Roma, Casa dei Grifi

Roma, Casa dei Grifi

2° STILE: ARCHITETTONICO

(Periodo di produzione: 80 a.C. – 14 a.C.)

Questa tecnica prende a modello la produzione teatrale e tende a creare quinte scenografiche per ampliare la stanza.
Vengono quindi dipinte impostazioni a colonne a volta e per creare la giusta e reale profondità, tra una colonna e l’altra vengono inserite delle megalografie come fossero quadri appesi o scorci territoriali come visti da una finestra.

Pompei, Villa dei Misteri

Pompei, Villa dei Misteri

La Villa dei Misteri di Pompei è un ottimo esempio per vedere questi fondali illusionistici.

I personaggi si collocano su piani diversi, diversi colori danno l’idea della profondità, i volti sono raffinati, sono quasi dei ritratti nei quali si fa attenzione al dettaglio, attraverso la scelta dei colori per dare realtà allo sguardo e luminosità al viso.

Per dare realtà si ricorre anche al tema è la natura morta, dove vengono rappresentati animali vivi o morti nelle dispense.

Ercolano, Villa dei Papiri

Ercolano, Villa dei Papiri

Altre tipologie di riempimento sono le rappresentazioni mitologiche all’interno di cornici come fossero quadri appesi.
Gli spazi illusori vengono amplificati, le scene si svolgono all’aperto, in un mondo idilliaco.

Roma, Casa di Livia

Roma, Casa di Livia

Roma, Casa della Farnesina

Roma, Casa della Farnesina

Roma, Casa della Farnesina - scena dell'Odissea

Roma, Casa della Farnesina – scena dell’Odissea

Tra il secondo e il terzo stile vi è un momento di transizione, durante l’età augustea, nel quale vi è uno svuotamento di corporeità: le colonne diventano talmente esili da sembrare candelabri, la partizione architettonica è sempre più fantastica e questo porta l’elemento caratteristico del secondo stile a diventare solo di tipo ornamentale.

3° STILE: ORNAMENTALE

(Produzione di produzione: 15 a.C. – 62 d.C.)

Le figure diventano estremamente esili, sembrano quasi dei bozzetti all’interno dei quadri, sono eteree e stilizzate, messe in risalto grazie a un sapiente uso della luce e del colore.

Pompei

Pompei

Questo è il periodo delle grandi pitture da giardino: completamente prive della loro corporeità, le pareti vengono interamente dipinte con vegetali, piante, animali esotici.

Pitture da giardino in area vesuviana

Pitture da giardino in area vesuviana

4° STILE: FANTASTICO

(Periodo di produzione: 45 d.C. – 79 d.C.)

L’ultimo stile prima dell’eruzione è definito fantastico perché le rappresentazioni perdono completamente la corporeità, gli inserti vegetali diventano elementi filiforme e gli ornamenti riempitivi vengono posti ovunque, come se l’horror vaqui fosse ritornato di moda.
Si ricerca stupore, realismo, verismo, grazie a sperimentazioni con la luce e il colore e si raggiunge il pieno sfondamento scenografico della parete.

Pompei, 4° Stile

Pompei, 4° Stile

Nel periodo a ridosso dell’eruzione, e posteriore ad essa, il ritratto acquista maggior rilevanza, soprattutto in Egitto come inserto funerario (è stata ritrovata una tavola dipinta nel III secolo d.C.), questo non esclude che la tecnica venisse praticata in tutto il nord Africa o altrove.
Le tavole riportanti i ritratti dei defunti erano poste direttamente sulle mummie, come per  riprodurre la fotografia del morto.

Saffo (Pompei pre-eruzione)

Saffo (Pompei pre-eruzione)

Tavole dipinte trovare a El Fayyum (Egitto) / periodo post-eruzione

Tavole dipinte trovare a El Fayyum (Egitto) / periodo post-eruzione

Piccoli espedienti per dare profondità, per allargare le stanze, per raffigurare spazi o persone che si sono tramandati nei secoli e ancora oggi vengono utilizzati.

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