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Stiamo tutti con la sposa

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Uno dei film più attesi dell’ultimo Festival del Cinema di Venezia è stato sicuramente Io sto con la Sposa che esce nei cinema il 9 ottobre. Accompagnato da un corteo di donne vestite di bianco, il film realizzato da Antonio Augugliaro, Gabriele Del GrandeKhaled Soliman Al Nassiry  (un regista, un giornalista e un poeta) con l’aiuto di altri 2617 produttori dal basso (coloro che hanno aderito alla campagna di crowdfunding) è stato uno degli eventi più attesi sugli schermi veneziani.

Restava da capire, soprattutto, cosa sarebbe successo ai realizzatori di questo film dopo la proiezione ufficiale del film. Sì, perché se la sinossi ufficiale recita così:

“Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell’incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013”.

…in realtà il film è stato solo un progetto parallelo rispetto al vero e proprio atto di disobbedienza civile al centro della vicenda: aggirare la legge nostrana per garantire ad un gruppo di profughi siriani sopravvissuti alle disavventure peggiori, di poter raggiungere un paese che potesse garantirgli un futuro giusto, la Svezia. Questo è l’unico stato che dal settembre 2013 concede il diritto d’asilo a tutti i siriani che lo richiedano.

Questa è la storia di Alaa che partito con il figlio Manar e lasciato il minore in Palestina senza la certezza di rivederlo mai più, sale in una macchina per un’avventura on the road con un falso corteo nuziale composto da italiani e una sposa fasulla al seguito (in realtà è un’amica palestinese dei realizzatori) che li scorterà fino alla terra promessa. Sembra una fiaba e invece è tutto vero.

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