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Squali e “meduse” infestanti: cosa succede al nostro mare?

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Dopo i recenti avvistamenti di uno squalo bianco in mare Adriatico, a largo delle coste riminesi, tutte le nostre paure sono tornate a galla.

Era il 1975 quando, per la prima volta nelle sale americane, uscì la pellicola “Lo squalo” di Spielberg.
Dopo 40 anni il fascino di questo animale ha preso il sopravvento sulla sua immagine da distruttore. Perfino Peter Benchley, autore del romanzo da cui è stato tratto il film omonimo, si è pentito di come avesse ritratto questo animale.
Ma siamo sicuri che serva così tanto per farci desistere da un tuffo al largo? C’è un essere vivente acquatico che non gode di nessuna fama, non ha denti aguzzi e nemmeno occhi da predatore ma molti (e) di noi scappano al primo accenno di avvistamento: la medusa.

Le noci di mare

Questa estate ho ricevuto moltissimi messaggi in privato che mi chiedevano cosa fossero queste “medusine” trasparenti, gelatinose che ricoprivano come un velo tutta la superficie del mare.

Anche se può mostrare qualche somiglianza per via dell’aspetto, la Mnemiopsis leidyi, detta anche “noce di mare“, non appartiene alla stessa famiglia della medusa comune.
Il suo corpo trasparente, dalle dimensioni ridotte ( 7-12 cm di lunghezza massimo), è formato da sei lobi, uno grande alternato con uno piccolo, ai quali sono attaccati dei tentacolini ciliati, non urticanti, che le servono per nutrirsi.

Questa specie abitava l’oceano Atlantico fino a che, trasportata con l’acqua di zavorra delle navi, è arrivata a colonizzare anche il Mediterraneo. La pericolosità di questo essere è, per il nostro mare, esattamente identica a quella dei parassiti che mandano a repentaglio il raccolto.
La noce di mare si nutre di plancton e uova di pesce e grazie alla sua formidabile capacità di adattamento, riesce a sopravvivere in qualunque ambiente marino e addirittura a modificarne pesantemente l’intero ecosistema. Pensate che la sua presenza è all’origine del calo dell’ 80% del zooplancton del mar Caspio, con conseguente diminuzione della popolazione ittica locale.

Più consapevolezza e responsabilità in mare

La posizione di Chiara, biologa marina e titolare della boutique e brand Salt a Rovigno, è ferma riguardo questa vicenda:

A causa della pesca insostenibile, dell’inquinamento, dell’innalzamento delle temperature e di tutte le problematiche ambientali attuali, di cui un tratto di mare così poco profondo ma enormemente urbanizzato come l’alto Adriatico risente maggiormente, la proliferazione di animali opportunisti e molto resistenti come appunto la Mnemiopsisi leidyi non farà che aumentare. Come cittadini dovremmo assumerci la responsabilità di fare tutto il possibile per provare a riportare i nostri mari ad uno stato di salute minimo accettabile. Come turisti che usufruiscono di queste coste, dovremmo adeguare le nostre scelte alimentari e non solo. Purtroppo la dissonanza cognitiva regna incontrastata pur avendo accesso a tutte le informazioni scientifiche più accurate sulle problematiche ambientali. Le persone preferiscono ignorare i problemi sperando che scompaiano.
Io rimango ottimista sperando che una nuova generazione, che non potrà più dribblare il problema, troverà delle soluzioni per risolverlo o quantomeno ci proverà.
Comunque, per fortuna, gli ctenofori non pungono!”

Materiale su cui riflettere ce n’è in abbondanza e se pensiamo che la cosa non ci riguardi perché “tanto noi viviamo sulla terra, mica in acqua” ricordiamoci che la vita è nata proprio dal mare.

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