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Speciale Halloween- La paura corre sul set

Una serie di storie e leggende che circondano i più famosi set cinematografici dei film horror.

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Halloween è alle porte e perché mai parlarvi di qualche buon film horror da rispolverare se per spaventarvi è sufficiente accennare le vere storie dell’orrore dei principali set della cinematografia gotica?

La storia del cinema è costellata da aneddoti particolari che riguardano il periodo delle riprese e coinvolgono attori, registi e assistenti. Dalle più tristemente famose, come la morte di Brandon Lee sul set de Il Corvo perché partì un proiettile da una pistola che doveva essere caricata a salve (negligenza della troupe o un vecchio conto aperto con la mafia cinese), a quelle leggendarie e sovrannaturali come la comparsa del fantasma di un bambino in una delle scene di Tre scapoli e un bebè.

Siete già suggestionati? Beh allora chiariamo prima una cosa: le grandi produzioni degli horror amano condire e marciare su presunti fenomeni legati ai propri film. Svenimenti in sala, infarti, “ho visto ammiocuggino defunto” sono spesso e volentieri manovre di guerrilla marketing, ovvero strategie pubblicitarie per stuzzicare l’immaginario e la curiosità degli utenti. Proprio per questo il famoso caso del fantasma di Tre scapoli e un bebè fece schizzare alle stelle gli incassi del film ma molti anni dopo il regista rivelò che non si trattava altro che di una sagoma di cartone lasciata per sbaglio in inquadratura. Ma ci sono alcune bizzarre coincidenze che invece sono reali e riportate da fonti ufficiali che adesso andremo ad analizzare insieme e che hanno etichettato per sempre talune pellicole come “maledette”.

Partiamo da un classicone, L’esorcista (1973), uno dei pochissimi film horror ad essere nominato agli Oscar, entra di diritto in questa carrellata non solo per i continui guasti tecnici che osteggiavano l’andamento delle riprese e le morti premature di nove membri del cast ma anche per dei brutti incidenti come i danni vertebrali riportati da Ellen Burstyn in seguito ad una violenta caduta in una scena del film (l’urlo di dolore è assolutamente reale). La statua scenica del demone Pazuzu fu spedita in Iraq ma non vi arrivò mai. Sicuramente un disguido postale. Alla Prima italiana a Roma un fulmine colpì una croce in metallo di una Chiesa che cadde a pochi metri dalle persone in fila per acquistare il biglietto. Sicuramente un disguido manutentivo. Più difficile da spiegare invece perché l’intero set fu avvolto dalle fiamme di un incendio durante i primi giorni di lavorazione, risparmiando solo e soltanto la camera da letto di Regan. Fatto sta che le coincidenze iniziavano ad essere un po’troppe e il regista, Friedkin, convocò Padre O’Malley per un vero esorcismo, il quale però si limitò a benedire il set.

Avete presente poi quei film in cui si scopre che la casa sorge su un antico cimitero indiano e da lì in poi son cavoli amari per tutti? Beh è più o meno la vera storia del set di Poltergeist. Se ci mettete pure che un produttore un po’ spilorcio di nome Steven Spielberg, per non acquistare dei costosi scheletri scenici, ne introdusse sul set alcuni veri la profanazione è completa. Nei mesi successivi Lou Perryman fu squartato da un folle con un’ascia e le giovani attrici protagoniste Dunne e O’Rourke persero la vita a 21 e 13 anni.

Meno drammatico ma pur sempre inquietante è la voce che circonda Max Schreck, il celebre attore che “dovrebbe interpretare” il conte Orlok nel film Nosferatu del 1922. Come? Non lo conoscete? Beh non siete gli unici. Questo attore, ufficialmente tedesco, è apparso dal nulla e scomparso nel nulla dopo il film. In molti hanno messo in discussione la sua reale identità e la sua effettiva partecipazione alle riprese (Orlok è molto truccato e parzialmente mascherato nella pellicola). Si dice anche che il regista, Murnau, fosse andato a cercare nei Carpazi un attore adatto a quel ruolo ingaggiando un vampiro. No, non un grosso pipistrello, un vero vampiro! Uno di quei soggetti psicotici che bevono sangue e dormono in bare. Proteggendone l’anonimato con uno pseudonimo (Schreck, appunto) nei titoli di coda.

Restiamo abbondantemente nel tema creepy con il film Rosemary’s baby; il regista, Roman Polanski pensa bene di contattare come consulente tale Anton LaVey, diretto discendente del fondatore della chiesa di Satana nonché a tutti gli effetti papa nero all’epoca, per farsi svelare culti e credenze. Charles Manson qualche tempo dopo, forse per vendicare tale gesto o spinto da presunti messaggi subliminali nelle canzoni dei Beatles, ordina l’assassinio della moglie di Polanski, Sharon Tate, incinta di otto mesi proprio come Rosemary. Come se non bastasse il palazzo utilizzato per le riprese era il Dakota di NY, al cui ingresso qualche anno dopo si consumerà un altro tragico omicidio di una celebrità. I fan dei Beatles avranno sicuramente capito di cosa parlo.

Minacce certamente più terrene ma altrettanto oscure sono quelle che si celano dietro il criptico Incubus del 1966. Taylor voleva realizzare un film straniero di un paese mai esistito e decise che il suo protagonista, William Shatner (esatto, proprio il leggendario capitano Kirk di Star Trek), e tutti gli altri suoi attori dovessero recitare in esperanto. L’esperanto è una lingua artificiale creata a tavolino nella Polonia dell’800 con la pretesa di diventare di calibro internazionale; missione non completamente riuscita se si pensa che oggi nel mondo non più di un milione di persone sono in grado di usufruirne. Tagliando corto, due attori protagonisti furono brutalmente assassinati e un’attrice si suicidò subito dopo le riprese. Il camper di Shatner fu preso a sassate e gli fu recapitato un messaggio molto meno criptico “Sei il prossimo Shatner, gli esperantisti”. Altro fatto molto strano è la scomparsa della pellicola per diversi anni, avvenimento ai confini della realtà se si considera il numero di copie che custodiscono le case di produzione. Ne venne ritrovata una sola copia nel ’96 a Parigi, restaurata e adesso disponibile anche su YouTube integralmente.

Ultima ma non per importanza la maledizione di Omen: il presagio, film entrato a pieno titolo nella top50 dei peggiori film della storia. Più di qualche problema per Gregory Peck e David Seltzer, i cui aerei vennero colpiti da fulmini. Mentre la troupe si recava alla metropolitana di Green Park la stazione saltò in aria; non molti giorni più tardi il regista decise di lasciar perdere le riprese dall’alto disdicendo il noleggio di un piccolo aeroplano (non sto neanche a dirvi che quel giorno perse quota e si schiantò su un’automobile con a bordo la moglie e i figli del pilota). Con tutta questa buona sorte non si poteva proprio rinunciare a scene con animali: i cani aggredirono inspiegabilmente i loro addestratori nella scena del cimitero e sorte ben peggiore toccò all’addestratore del leone. E infine la ciliegina sulla torta per augurarvi un sereno Halloween: lo specialista per gli effetti speciali John Richardson guidando verso il set di un altro film in Belgio fu coinvolto in un violento frontale che lasciò sua moglie decapitata. Un macabro dettaglio se si pensa che Richardson aveva realizzato il set design work di una scena di decapitazione proprio in Omen. La leggenda, ma qui le informazioni ufficiali si fondono con il mito, vuole che John una volta sceso dalla macchina si fosse trovato davanti il cartello “Je bent weg van Ommen 66.6 km”, indicante la distanza mancante alla limitrofa cittadina olandese di Ommen.

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