Texas Stripes

Sotto una luna Comanche

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Più o meno due secoli fa, nell’epoca in cui il Texas era un posto per stomaci forti, quando la luna piena saliva sulle pianure occidentali, i coloni bianchi raccomandavano l’anima a Dio, si chiudevano in casa e caricavano i fucili. Era la luna comanche. La luna di sangue. In quelle notti la probabilità di un attacco dei nativi Comanche diventava certezza. Fieri, formidabili e letali, i guerrieri Comanche non facevano prigionieri. Erano maestri nell’arte di uccidere e la applicavano con studiata lentezza seguendo un rituale crudele. Il rumore delle loro cavalcate durante le notti di luna piena faceva accapponare la pelle a chi abitava le estese lande della Comancheria, un territorio che comprendeva parte degli attuali Stati del Nuovo Messico, Colorado, Kansas, Oklahoma e Texas. Ancora oggi, nelle notti di luna piena, lungo i territori dell’Ovest, superstizione e paura cavalcano indomite laddove un tempo correvano gli indiani dell’impero della luna d’estate. E’ un fascino che ha del pericoloso e che racconta una storia fatta di onore, conquista e sterminio di cui ancora oggi sono rimasti luoghi e suggestioni.

Quello che è rimasto di questo popolo imperioso è racchiuso in una vergognosa riserva che ha sede in Oklahoma. Ma c’è una pista che percorre, in Texas, i luoghi che li hanno visti protagonisti ed è il Comanche Trail. Un buon punto di partenza potrebbe essere Fort Stockton, nell’area di Comanche Spring – tra le sorgenti d’acqua dolce più abbondanti dello Stato – nel bel mezzo dell’antica Comancheria, a cui fanno riferimento numerose mappe storiche recuperate sia dalle tribù native che dagli antichi coloni. Da qui partiva il sentiero che collegava Chihuahua, a El Paso, passando per San Antonio. 

luma comancheDegli originali 35 edifici che costituivano Fort Stockton ne sono rimasti appena quattro: il luogo merita giusto una veloce ricognizione. La vera bellezza è venti minuti più a Sud, seguendo l’autostrada (le autostrade texane sanno essere paesaggisticamente sobrie, semplici lingue di cemento grigio ingoiate dalla natura). Proseguite fin dove il profilo dentato delle alture circostanti si getta nel bacino di Sierra Madera, largo circa 10 km e risultato di un impatto da asteroide avvenuto 65 milioni di anni fa. Molto poco è cambiato dal paesaggio che migliaia di occhi Comanche hanno osservato in epoche passate. L’unica differenza è che ora nel cratere si può guidare, entrando da un lato ed uscendo dall’altro. Una manciata di polvere e deserto più in là, lo scenario si arricchisce di alberi di yucca e antilopi; le Montagne di Vetro si stagliano all’orizzonte; i cani delle praterie – piccole colonie sono sopravvissute – latrano inquietanti in mezzo alla polvere. Se spegnete il motore e attendete il tramonto, vi accorgerete che qui la luna sorge con una potenza diversa. Per 12 volte all’anno sale piano come una sfera insanguinata tra le fessure lasciate dalle colline e quando è alta nel cielo la sua luce spettrale illumina ogni cosa, presente e passata. E allora sembra quasi di poterli rivedere, i cavalieri Comanche, attraversare le pianure di erba altissima in sella ai loro cavalli, vestiti di pelle di daino, i capelli neri intrecciati con aghi di porcospino, le orecchie bucate con anelli di bronzo, il petto e le braccia tatuati, i volti dipinti da pigmenti scuri impastati di radici, more e creta.

Per 12 volte all’anno, sotto una luna Comanche, lo spirito degli antichi guerrieri urla ancora.

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