Scienza & Gnorri

Sopravvivere nello spazio – Manuale d’uso

Buongiorno a tutti e benvenuti a questa puntata di Scienza & Gnorri – Sopravvivere nello spazio. Al cinema ci mostrano in maniera piuttosto creativa gli effetti di una permanenza nello spazio aperto senza le dovute protezioni. Scopriamo oggi cosa accadrebbe realmente se fossimo scaraventati fuori da un’astronave senza equipaggiamento e come sopravvivere nello spazio senza. Buona scienza e buona lettura a tutti.

tuta astronauta

Sopravvivere nello spazio – Esempio di tuta da astronauta

Se qualcuno avesse mai visto il film horror/di fantascienza Punto di non ritorno, ricorderà la scena in cui uno dei personaggi, in uno stato di trance, si lancia nello spazio senza tuta. Il suo corpo comincia a gonfiarsi e le vene a scoppiare. La scena, seppur molto scenografica, non è troppo lontana dalla verità: la pelle è abbastanza resistente da sopportare la pressione atmosferica, il che preclude la possibilità di esplodere. Il problema sorge all’interno del nostro corpo: in assenza di atmosfera a premere contro il petto, l’aria dei polmoni si espanderebbe, fino a rompere i tessuti interni. Si assisterebbe ad effetti simili al peggior caso di malattia da decompressione.

astronauta ISS

Sopravvivere nello spazio – Astronauta nell’ISS

Un secondo problema sarebbe ovviamente l’assenza di ossigeno: se foste così pronti da trattenere il fiato potreste resistere 15 secondi prima di svenire, che scendono a 5 se ci si fa prendere dal panico. Quindi, a meno di non essere fortunati come gli autostoppisti di Guida Galattica per Autostoppisti, essere recuperati da una nave di passaggio risulta fin troppo improbabile. Inoltre insorge un secondo problema: se presi in salvo, dobbiamo essere riportati alla normale pressione entro 90 secondi, altrimenti il cuore cesserebbe di battere definitivamente.

Ultimo problema è l’ebollizione dell’acqua, che nello spazio è molto vicina alla normale temperatura corporea. Considerando che il nostro corpo è composto per la maggior parte di acqua, ciò significa che essa evaporerebbe completamente pochi minuti dopo la nostra morte, trasformandoci in una vera e propria mummia (molto simile alla scena del film Mission to Mars). Dulcis in fundo le radiazioni ultraviolette ci carbonizzerebbero entro pochi mesi, senza una adeguata protezione.

Tutto questo ci insegna che è meglio non metterci nella condizione di vagare nello spazio senza le dovute precauzioni. Alla prossima puntata con Scienza & Gnorri.

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