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SMART CITY: verso la città intelligente

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Mancano ormai pochi giorni alla BI-HUB del 29 ottobre che si terrà a Padova e ci introdurrà in maniera interattiva e dinamica alle ultime novità su design, riqualificazione e rigenerazione urbana ed innovazione d’impresa.

Uno tra i temi centrali sarà sicuramente quello della smart city, applicata al territorio italiano.

Ma che cos’è una “città smart”?

“Smart” è un aggettivo inglese che sta ad indicare perspicacia, intelligenza e furbizia, e viene spesso associato ai dispositivi tecnologici: smart-phone, smart-tv e via di seguito.

Questi dispositivi sono “intelligenti”, dunque, ovvero sono capaci di svolgere compiti o di offrire servizi che prima erano impensabili, e che ora divengono possibili e sono alla portata di tutti.

Ecco, questa stessa definizione potremmo applicarla alla città-smart: un centro urbano in grado di unire l’efficienza che dovrebbe caratterizzare i servizi pubblici di un paese moderno, con le risposte migliori alle esigenze dei cittadini del ventunesimo secolo, in continuo mutamento rispetto al recente passato.

La sfida di trasformare gradualmente le città dello stivale in “smart” è complicata, ma affascinante.

L’italia, da sempre caratterizzata da un campanilismo estremo, da una diversificazione territoriale, culturale e geomorfologica incredibile, si è trovata spiazzata sulla soglia del cambiamento, indecisa sulla giusta strategia da adottare per traghettare l’anima dei centri abitati e farle seguire il flusso del nuovo che avanza.

Non possiamo certo pensare di delegare alle tecnologie la gestione totale di tutte quelle attività che, saggiamente erogate, ci consentono di vivere la dimensione metropolitana al meglio, spostandoci rapidamente, usufruendo dei servizi burocratici, delle scuole, delle strutture sanitarie e collegandoci alle attività commerciali.

Questo è il primo errore da non fare: le tecnologie devono essere un punto di partenza, e non un obbiettivo.

Rendere una città intelligente significa dotarla di nuovi occhi ed orecchie, per captare meglio i bisogni dei suoi abitanti, e non renderla una colonia automatizzata a tutti i costi.

Ecco che, quindi, l’implementazione progressiva e costante della banda larga e l’accesso al wi-fi libero, diventano un mezzo per consentire un accesso snello ed immediato a tutte quelle attività che potrebbero richiedere attese agli sportelli e code estenuanti.

Per rendere una città “smart” occorre una idea di quello che dovrebbe essere, per poter collegare i possibili poli infrastrutturali, gli snodi che coinvolgono i vari servizi essenziali per i cittadini, ed occorre un piano, ragionato e sostenuto da una solida base di finanziamenti.

E’ un processo di studio ed analisi che richiede necessariamente il coinvolgimento di tutte le parti sociali, dai privati agli imprenditori, dagli enti pubblici ai no profit.

Le tecnologie ci offrono mezzi e strumenti incredibili per analizzare, rielaborare e decifrare i dati che si ammonticchiano ad ogni secondo, ma è l’idea di città, costruita su ogni specifica realtà territoriale, con le sue caratteristiche peculiari, che la renderà davvero “smart”.

Al prossimo articolo!

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