Dopo l’Italia, mai partita, e la Germania umiliata dai coreani, tocca all’Argentina e clamorosamente anche alla Spagna abbandonare tristemente e anzitempo questo mondiale. Tre incredibili notti tragiche che, guardando un po’ queste partite, mi hanno fatto pensare a una domanda: è definitivamente morto il tiki-taka?

La domanda mi è sorta vedendo alcune statistiche sui km corsi e sugli scatti fatti dai giocatori delle blasonate squadre elencate qui sopra e confrontandole con le statistiche delle squadre che hanno invece passato il turno.

fonte: Daily Mail

Ma senza dubbio la questione diventa più palese se le partite si guardano.

Spagna

Soprattutto vedendo giocare la Spagna si è capito che la corsa e la fisicità (degli avversari) riescono a compensare le carenze tecniche e tattiche. Russia-Spagna sarà sì stata una partita in cui la Russia si è chiusa in difesa, ma con  relativa semplicità è riuscita ad arginare uno sterile possesso palla spagnolo. I russi hanno corso di più, vanificando la regola che se fai correre la palla gli avversari corrono e si stancano maggiormente. Il ct della Spagna Hierro l’aveva forse intuito, tanto da lasciare fuori il direttore d’orchesta Andres Iniesta, ma questo non è servito a capovolgere la mentalità di gioco iberica, ormai profondamente permeata di tiki-taka e guardiolismo. Anche senza Xavi. Si potrebbe obiettare che quello visto in questo mondiale non è il vero tiki-taka, ne manca l’essenza, cioè la finalizzazione quando meno te lo aspetti, rendendo quasi impotenti gli avversari.

Argentina

All’altro attore protagonista del tiki-taka, Leo Messi, non è andata meglio. Criticatissimo per il fatto che corre meno di tutti, anche se per alcuni cammina meglio di tutti, questa volta la sua tecnica non è sempre riuscita a contrastare l’atletismo di alcuni avversari che ha affrontato. E lo schema dell’Argentina, palla corta su Messi che si inventa qualcosa, non è certo il tiki-taka della Spagna, non è certo Guardiolismo, è una brutta copia che evidenzia, per fortuna, come gli allori del Barca non siano solo merito della pulce, ma di un sistema di gioco e di una mentalità che non puoi sperare magicamenti si tramuti in successi anche per la tua nazionale. Se da una parte in regia c’è Xavi e dall’altra Mascherano qualche differenza prima o poi emerge… Ah, il guardiolismo… Gioie e dolori.

Germania

Si dice che il metodo di gioco di Pep sia stato uno dei fattori chiave che ha portato al trionfo tedesco nella Coppa del Mondo del 2014, dopo gli anni passati dal tecnico alla guida del Bayer Monaco. 3 anni, con altrettante Meisterschale in bacheca (dopo aver vinto 3 campionati e 2 Champions in 4 anni al Barcellona). Ma soprattutto un predominio tattico che ricordava quello dei blaugrana, con l’unico rimpianto di non aver portato la Coppa dei Campioni in Baviera. Neuer, Lahm, Boateng, Schweinsteiger, Kroos, Müller. 6/11 dei titolari erano del club allenato da Pep, la maggior parte degli altri le avevano prese da questi 6 in Germania. Ovviamente con un blocco così Joachim Löw ha trovato meccanismi ben oliati e sono sicuro che abbia a più riprese ringraziato Guardiola per l’impresa.

Cosa si è rotto?

Questa squadre sopra citate sono state tutte eliminate e hanno sofferto anche con squadre più modeste. Questo Mondiale è davvero bello perché sembra più livellato degli altri. Le squadre meno dotate tecnicamente si sono arrangiate con la corsa e il fisico. Si chiudono, ogni tanto provano a ripartire, e poi ricorrono all’indietro. Hanno più fiato, più voglia di fare l’impresa. Ce l’aveva già dimostrato Mourinho, non a caso uno dei pochi a dare una vera lezione a Guardiola in casa sua nell’incredibile anno del Triplete. In un torneo come questo l’occasione è ancora più ghiotta: la lotteria dei rigori, per quel che mi riguarda, favorisce sempre i più scarsi.

Escluso il Brasile, le squadre ben dotate tecnicamente, che giocano con possesso palla elaborato hanno sofferto le pene dell’inferno per passare. La super Croazia se l’è vista brutta contro la modesta Danimarca, il giovane Belgio ha rischiato l’eliminazione addirittura contro il Giappone. Due squadracce che però hanno corso, corso bene. Anche l’Inghilterra, che non a caso da quando Guardiola è a Manchester ha cambiato stile dal tradizionale long ball alla costruzione fin dal portiere e dai difensori, ha sofferto dove aveva sempre sofferto poco cioè sul fisico contro i corridori colombiani.

La Francia a questo punto è una bella certezza. Perchè coniuga la voglia di costruire il gioco europea con la moderna propensione alla corsa e alla fisicità, basta pensare alla progressione di Mbappè, ai guizzi di Greizmann, allo strapotere fisico di Pogba o ai polmoni di Kantè.

Pur avendo io, con il cuore, puntato sui 3 Leoni inglesi vincenti, questa mia infondata analisi guardiolista mi induce a dire che il mondiale lo vince chi vince lo scontro Francia-Brasile, sempre se ci sarà. Il raziocinio mi dice Francia Campione del Mondo. Ma sono anche certo che questo mondiale equilibrato e ricco di sorprese mi smentirà inesorabilmente.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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