Notti Tragiche - Un Mondiale da Spettatori

Si scrive “Argentina”, si leggerà “Psicodramma”?

1
Like

Credo che le stigmate dello psicodramma siano parte intrinseca del DNA argentino, basta pensare agli ultimi 40 anni della loro storia. No, 40 non è un numero casuale, perché è l’esatto numero di anni che ci separa dal 1978, dal primo Mondiale organizzato (e vinto) proprio dall’Argentina, dalla dittatura di Videla e dalla tragedia umana dei “desaparecidos”, una generazione di 20enni cui il governo dell’epoca fece provare l’ebbrezza dei tuffi da distanze imponderabili (consiglio l’ottimo libro di Alec Cordolcini per saperne di più su quei Mondiali, e anche il romanzo-verità di Massimo Carlotto).

Tuttavia, uso una sfumatura più leggera quando parlo di psicodramma applicato al calcio argentino che, a livello di Nazionale, non si è più ripreso da quel 30 giugno 1994, quando trovarono Maradona positivo all’antidoping al Mondiale USA. Da lì in poi l’Albiceleste qualche finale l’ha disputata, e suggerisco personalmente ai professori di materie umanistiche di usare i video di queste partite per spiegare al meglio lo tsunami di emotività che caratterizza le tragedie greche. Non è però mai riuscita a tornare ai fasti del ventennio 1978-98, dove si susseguirono le 2 generazioni più pregne di talento della storia argentina, brutalmente interrotta ai Mondiali asiatici del 2002, dove la Nazionale allenata da Bielsa uscì addirittura ai gironi: ottima la cronistoria riscritta da L’Ultimo Uomo pochi giorni fa.

Ogni commento è superfluo.

E questo Mondiale, che per l’Argentina ha preso avvio oggi con la medaglia d’argento ancora appesa al collo, sembra già iniziato seguendo il ritmo del più barocco dei tango (altra materia che può spiegare la tendenza auto-lesionista dei figli delle Pampas): la partita avrebbe dovuto essere il battesimo del fuoco dell’Islanda (tra l’altro, l?Argentina sembra essere abbonata a fare da cerimoniere alle squadre al primo Mondiale), ma si è rivelata un innesco per il nuovo, possibile psicodramma a tinte biancocelesti.

Dopo il vantaggio quasi dovuto, siglato da Aguero con una bordata da centro area, gli islandesi hanno pareggiato quasi subito con Finnbogason, approfittando di un po’ di confusione nell’area argentina. Tutto questo è avvenuto nei primi 25′ di partita, seguiti da altri 40 minuti di quasi nulla, in cui l’Islanda ha riscritto il concetto di catenaccio, e la squadra di Sampaoli quello di “attacco sterile”.

Al 20′ del secondo tempo, gli dei del calcio sembravano essersi stancati di scherzare con l’Albiceleste, grazie all’assegnazione di un rigore, che Messi che si è apprestato a calciare: dopo essersi caricato per l’ennesima volta i compagni in spalla (più tecnicamente che carismaticamente), quale miglior occasione per la Pulce di Rosario di mandare un segnale, dopo la prestazione monstre di ieri della sua storica nemesi? Ma, come spesso capita all’asso del Barcellona quando si trova sugli 11 metri con la maglia della Nazionale, le cose non sono andate come previsto: tiro a mezza altezza e poco angolato, facile da prendere per il nr1 dell’Islanda. Poi, a parte qualche offensiva confusionaria, non è successo altro.

Certo, è solo la prima partita e l’altra gara inaugurale del gruppo D deve ancora giocarsi (Croazia-Nigeria, partita ideale per palati hipster), ma 1 punto non è mai un modo ottimale per iniziare la rassegna mondiale, specie se arrivato in questo modo. La sensazione è che i tempi degli sfottò “Brasil, decime que se siente…” siano ben più lontani di solo 4 anni.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

MORE FROM RICCARDO BUSON

ENTRA NELLA COMMUNITY