Una tra le notizie più interessanti di questa settimana riguarda la cosiddetta “intelligenza emotiva”, ed i suoi benefici.
Secondo Preston Ni, docente del dipartimento di scienza della comunicazione del Foothill College, nonché prezioso collaborate per mostri sacri quali Ebay, Microsoft e Visa, questa assumerebbe infatti un ruolo fondamentale nel formare personalità sicure di sé e quindi vincenti.
Riuscire a comprendere le proprie emozioni, ad analizzarle, a sentirle rapportandole adeguatamente rispetto alla situazione che ci troviamo ad affrontare, diventa quindi un elemento essenziale per il nostro benessere personale, per la nostra autostima e ci porta a massimizzare le nostre opportunità di risolvere adeguatamente situazioni critiche o di instaurare rapporti empatici ad un livello superiore con le altre persone.
In poche parole, la comprensione e la gestione delle proprie emozioni in ambito lavorativo, ma non solo, diventa un elemento oggi più che mai indispensabile per non farsi massacrare dallo stress e dalla frenesia dei ritmi moderni.
Prova ne è il fatto, non trascurabile a mio avviso, di quanto si stiano complicando sempre più i profili personali e professionali grazie alle comunicazioni via internet ed ai social network, i quali creano spesso livelli comunicativi particolari, e situazioni la cui gestione può risultare non sempre facile.
Secondo il Professor Ni, contrariamente al QI che rimane fisso per tutta la vita, l’intelligenza emotiva invece è plasmabile ed anzi va allenata e può essere sviluppata costantemente nel tempo.
Tra i benefici immediati che derivano da una corretta attenzione riposta nel suo sviluppo ci sarebbero una gestione migliore delle situazioni di stress, un miglioramento dell’autostima personale,  un approccio migliore verso le proprie emozioni negative, una facilitazione nel gestire le relazioni interpersonali ed una capacità incrementata di superare le fasi difficili della propria esistenza.
Il “trucco”, dunque, starebbe nel riuscire progressivamente a prendere una confidenza sempre maggiore con le proprie emozioni, imparando a conoscerle e migliorando la percezione che di queste abbiamo.
Questo sintetico accenno ad un argomento che trovo molto interessante, mi ha portato a pensare a quanto – spesso e volentieri – viviamo le emozioni in maniera distorta.
Lo studio sull’importanza dell’intelligenza emotiva – che in realtà prosegue da parecchi decenni – rende evidente il fatto che, soprattutto nel mondo attuale, spesso ci rendiamo conto di avere un rapporto stranamente controverso con le nostre emozioni, un rapporto di imbarazzo, più che di consapevole accettazione.
La cosa è buffa, detta in questi termini, visto che sono proprio le emozioni a renderci umani, e a separarci (per quanto ancora non si sa) dalle intelligenze artificiali.
E pare quasi che – presi da una sorta di fanatismo antiemotivo – si faccia spesso a gara per nasconderle, per sminuirle, per sotterrarle sotto una maschera di pigra apatia.
L’emotività è ormai considerato più un tallone d’Achille, qualcosa che non vorremmo avere, o della quale vorremmo sbarazzarci quanto prima, gettandola nel primo cestino dell’umido disponibile.
Ebbene, la notizia della rediviva attenzione nei confronti del modo “corretto” per approcciare al proprio lato meno controllato e ciononostante ineludibile del proprio essere, non ha potuto che rendermi felice ed incuriosirmi.
Perché in tempi che impongono di vivere secondo ritmi più che svizzeri, e dove viene posto l’accento sull’autocontrollo totale, su sé stessi e sulla propria vita, aprire uno squarcio sull’abitudine malsana di evitare certi confronti con sé stessi, e con il motore invisibile della propria scintilla vitale, diventa un imperativo, più che un suggerimento.
Quindi incazzatevi e fate pace, con intelligenza e calandovi adeguatamente nella realtà fattuale ed emotiva.
Nel frattempo, vi auguro una buona settimana.
A lunedì prossimo.

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