Cipolle rosse

Selfie: storia di un fallimento

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Un dubbio amletico mi perseguita: perché nei Selfie non vengo mai bene? Nessuno si permetta di pensare “perché sei un cesso..”. La questione è molto più complessa e merita una certa considerazione. Per prima cosa, per quei pochi che non lo sapessero, il Selfie è quella pratica diffusa di autoscattarsi fotografie nei momenti di un certo spessore esistenziale come durante una seduta al gabinetto, nel bel mezzo  della ceretta dall’estetista o – secondo l’ultima evoluzione – dopo aver fatto tanto ammmore. Il copyright del Selfie, pare, lo rivendica l’Uomo Ragno mentre l’Oxford Dictionary lo elegge a termine dell’anno. Questione seria, insomma. C’è chi ci costruisce il marketing di un nuovo prodotto (l’Oréal lancia Skin Perfection, un siero specifico per essere immortalate al meglio dallo smartphone) e c’è chi, invece, apre una vera e propria indagine scientifica. E’ il caso dell’American Psychiatric Association che ha riconosciuto nei soggetti con la mania del Selfie dei seri disturbi mentali. Secondo gli studiosi la “selfite”  si manifesta con un desiderio ossessivo compulsivo di realizzare fotografie di sé stesso per poi pubblicarle online al fine di compensare la mancanza di autostima e colmare le lacune della propria intimità. Ma torniamo a me: la non-fotogenia da Selfie mi sembra un male ben peggiore. Ho studiato attentamente i profili di ragazze non proprio avvenenti per capire come mai, nei loro Selfie, sembrano tutte la Madonna di Fatima. Sarà la luce? L’inquadratura? O i miracoli di  Instagram e, azzardo, Photoshop? Fatemelo sapere. Intanto io le foto continuo a farmele scattare dai passanti che, magari, insieme alla mia faccia, prendono anche il panorama.

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