Vena chiusa

Seduto sul divano con Kobe Bryant

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Storia di due amici che non si sono mai conosciuti, stando seduti sul divano a vedere le partite di basket. Uno è diventato Kobe Bryant, leggenda dell’NBA con i Los Angeles Lakers, l’altro uno dei suoi ammiratori

Io e Kobe Bryant seduti insieme sul divano
Io e Kobe Bryant abbiamo una cosa in comune: abbiamo la stessa età. Non ci siamo mai conosciuti a dir la verità ma solo il fatto di essere nati lo stesso anno mi fa sentire più vicino a lui. Quasi suo amico.
Ad entrambi piaceva la pallacanestro e guardavamo le partite, quelle spettacolari, quelle inverosimili ai nostri occhi, dell’NBA, dai nostri divani. Precisamente, con una fetta delle nostre chiappe appoggiata sul margine del divano, pronti a scattare per una giocata di Jordan o un assist di Stockton a Malone o una schiacciata di Barkley.
Io am(av)o i Los Angeles Lakers perché c’era appena stato Kareem Abdul-Jabbar ed il suo gancio cielo e perché c’era Magic Johnson.
Poi, finite le partie che registravamo di notte e guardavamo di pomeriggio, uscivamo a giocare a basket, imitando i miti che avevamo appena ammirato, io nel cortile del mio amico Matteo facendo gli alley-oop e Kobe per fare allenamento, spostandosi tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia dove invece suo papà il basket la giocava di professione!
Ed alla fine di questa storia, il mio compagno di divano a distanza è diventato Kobe Bryant ed io uno dei suoi ammiratori.
Lui ha indossato per venti anni la canotta giallo-viola della mia squadra del cuore, quella dei Los Angeles Lakers, spostando le sue chiappe dal margine del divano in faccia ai miti che prima guardavamo alla tivù, schiacciandogli in your face.

Kobe faccia a faccia con il mito
C’è una immagine che mi piace tantissimo: Kobe e Jordan uno a fianco all’altro, prima che l’arbitro rimetta in gioco la palla. Lui faccia a faccia con uno dei nostri miti.
Sembra che Jordan sussuri qualcosa a Kobe che annuisce. Bryant è giovanissimo, lui appena messo piede nel parquet più famoso ed osservato del mondo. Jordan già nella leggenda. Mi immagino MJ dire: “Kobe, guarda adesso ti faccio vedere come si fa” e quello che poi diventerà Black Mamba rispondere: “Oh si certo, forse e comunque dopo di me”.
kobe-jordan

Kobe Bryant, il ragazzo dei record
Il fatto di essere nati nello stesso anno e che poi lui sia finito per giocare per la mia squadra del cuore me lo fa sembrare diverso da una semplice stella dello sport system. Come se vedessi alla televisione qualcuno che è stato davvero nel divano di fianco a me.
Penso che forse la differenza tra Kobe Bryant e Michael Jordan è proprio qui: nel fatto che quando ho iniziato a vedere il basket, Jordan, Kareem, Magic, Larry, Pat e compagnia bella c’erano già, mentre Bryant no.
Con Kobe ho potuto viverne gli inizi, come se per davvero fossi rimasto solo su quel divano. Ho iniziato a tifare per un amico.
E’ arrivato all’NBA “senza passare dal via” cioè dal college ma subito dopo la high school a neanche 18 anni, ragione per cui è il giocatore più giovane ad aver realizzato un sacco di record (più giovane giocatore dell’All Star Game; ad essere stato scelto nell’NBA All-Defensive Team e nell’NBA All-Rookie Team; ad avere vinto lo Slam Dunk Contest e ad avere segnato dai 27 ai 33 mila punti).
Quel ragazzo che mi immagino di fianco a me con una fetta di culo al margine del divano è diventato una dei giocatori più importanti del basket più famoso del mondo, il secondo miglior realizzatore in una sola partita: 81 punti contro i Toronto Raptors. Il record di 100 punti di Wilt Chamberlain sarà difficile da battere o eguagliare, ma quella sera del 22 gennaio 2006 ha davvero rischiato.
Tra l’altro, sono gli unici due giocatori della storia ad aver messo nel cesto 50 o più punti in 4 gare consecutive.
L’unico giocatore nella storia NBA a segnare almeno 600 punti nella postseason per tre anni consecutivi e ad aver segnato più di 30.000 punti e realizzato oltre 6.000 assist.
Il mio amico di divano a distanza è diventato un campione. E dire che guardavamo entrambi le partite coi culi mezzi di fuori dal divano!
Io invece sono rimasto li dov’ero, sempre col culo al margine del divano impazzendo per ogni numero sul filo di sirena, questa volta trascorrendo qualche notte in bianco per applaudire Steve Nash, Allen Iverson, Ray Allen, Tim Duncan, Chris Webber, Shaquille O’Neal, LeBron James ed il mio amico che dal divano è entrato nella tivù… Mi sono limitato a rimanere uno spettatore del basket, anche perché fisicamente non ne ero all’altezza e non avevo percentuali al tiro ideali, anche se nei rimbalzi andavo molto forte! E poi io mi sono messo a fare il calciatore. Dilettante per carità e se non fosse stato per quell’inopinabile (eufemismo) crociato chissà cosa sarebbe successo, ma questa è un’altra storia.

Amore per il proprio odio
Kobe Bryant è diventato un giocatore talmente forte da diventare uno dei più odiati di tutta la NBA. Perché è così che funziona per chi domina tre stagioni di fila e poi altre due, per chi si fa male ma sa rialzarsi, per chi viene accusato ma sa difendersi e reagire senza apparire.
E lo sponsor che porta ai piedi ha saputo sfruttare alla grande la sua immagine e il sentimento dei tifosi nei suoi confronti. Nell’ultimo video, The Conductor, il mio amico coetaneo conduce un coro di tifosi che ammettono il proprio odio.
Che da ieri si ritrovano più poveri di un sentimento, privi di una ragione per andare a vedere la propria squadra contro i Lakers e senza una persona da offendere ed odiare.
Però da quel 29 novembre 2015, giorno della pubblicazione su The Player’s Tribune della sua lettera di amore alla pallacanestro con la quale annuncia il suo ritiro, qualcosa è cambiato tra i suoi hater, che evidentemente devono essersi accorti come, a fine stagione, avrebbero perso qualcosa di importante. Non importa se lo odiassero, si sono resi conto di quanto amavano odiare Kobe Bryant.
E questo, non lo ha creato lo sponsor che porta ai piedi ma lo stesso Bryant, le sue giocate, la sua forza d’animo di un campione che quando viene sfidato, sa rispondere dando più di quanto richiesto.
Come è successo con il suo ex compagno nei Lakers, Shaq, prima dell’ultima sfida contro i Jazz: “I challenged him to get 50 and the mother****er got 60”.
Perché è quello che fanno i campioni veri.
Mi sento sempre triste quando si ritira un/’ atleta. Per di più quando ne segui la storia dall’inizio della carriera. Figurarsi se si tratta di un ragazzo che guardava le partite di basket insieme a te, seduto così sul divano.
Adesso torneremo a sederci allo stesso modo sul divano, con le chiappe sull’orlo del divano, per vedere Curry che mette a referto l’impossibile.

https://www.youtube.com/watch?v=qQYz0I5dE_A

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