“È come se il nostro scrivere avesse perso la capacità di fissarsi e una volta in rete le nostre parole perdessero i propri riferimenti, volassero via, smarrendosi dai contesti e trasformandosi in altro.” Paolo Iabichino

Ho ricevuto la mia copia di Scripta Volant ormai tre mesi fa. L’ho letto tutto d’un fiato e mi sono messa subito a scrivere una recensione. Poi mi sono fermata. Dovevo trovare il tempo e lo spazio giusto per farlo.

Così ho aperto il mio nuovo Social Magazine, ho riletto il libro e ho deciso di non scrivere una recensione, ma solo una riflessione personale. Poi spiegherò perché.

Scripta Volant è un libro di Paolo Iabichino, una guida per aiutare a “orientare chi scrive (e chi legge) i tantissimi messaggi che oggi affollano la vita di ciascuno”.

Innanzitutto ho amato il formato in stile abbecedario: semplice, ordinato, una sola parola per ogni lettera dell’alfabeto. Mi sono chiesta quanto tempo l’autore avrà impiegato a selezionare proprio quei termini, perché sono certa che avrebbe potuto fare un’enciclopedia. Invece si è limitato a 21 parole, scelte con uno scopo ben preciso: delineare i cambiamenti della comunicazione di oggi. E uno di questi cambiamenti è proprio la necessità di essere efficaci e andare subito al sodo per catturare l’attenzione di una persona che, anche se scrive, non ha troppa voglia di leggere.

Oggi infatti siamo sommersi da una moltitudine di messaggi e contenuti che non abbiamo tempo di approfondire. Perciò abbiamo iniziato a filtrare, più o meno inconsciamente, solo quello che ci interessa. Chi scrive però deve esserne consapevole: per farsi leggere bisogna prima imparare ad ascoltare. Ascoltare le persone e ascoltare i cambiamenti. Internet e la cultura digitale hanno annullato le distanze tra chi scrive e chi legge, le persone hanno sviluppato un senso critico che non si può più ignorare, perché su Internet ogni parola o azione può avere conseguenze rapide e inaspettateNon funzionano più i tormentoni per adescare seguaci: la fiducia va conquistata creando una connessione emotiva. E per farlo non basta conoscere il proprio interlocutore: bisogna avere carisma, empatia, ma soprattutto bisogna avere qualcosa da raccontare. Qualcosa di vero, di sincero e autentico.

Mi sono ritrovata a sorridere in alcuni passaggi perché era come se mi confermasse tutto quello che pensavo già da tempo.

Ma Scripta Volant non è solo questo, naturalmente.

Scrivere una recensione di un libro è una grossa responsabilità, perché non ho né la voce né l’esperienza dell’autore. Le sue parole sono state filtrate e trasformate dalla mia versione: ciò che ho raccontato è quello che mi è rimasto più impresso perché forse è più vicino al mio lavoro e alla mia sensibilità. È quello che ho capito io. Per scoprire tutte le sfumature e gli spunti che questo libro regala, devi leggerlo tu e farlo tuo.

“Una lettera, nel momento in cui la infili nella busta, cambia completamente. Finisce di essere mia, diventa tua. Quello che volevo dire io è sparito. Resta solo quello che capisci tu.” Cathleen Schine

 

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