Vena chiusa

#escile: schiavi della ghiandola mammaria

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Siamo comandati più dagli hashtag che dal nostro senso civico. #escile è uno dei principali. Possibile che le tette riescano a governare il mondo?

Schiavi della ghiandola mammaria
Che non è solo una frase estratta da una famosa canzone di Elio e le Storie Tese. Ma è un’affermazione che contiene l’essenza dell’uomo. Fosse l’essere umano in generale sarebbe diverso (forse fino ad una certa e breve età, poi basta).
Ma riguarda solo l’uomo. Se riguarda anche le donna allora si chiama invidia.
L’uomo invece no. Fin dalla nascita non se le toglie della testa. Appena ne vede un paio il sangue gli abbandona il cervello e nel pieno rispetto della forza di gravità precipità in basso concentrandosi in un punto del corpo. Tutto attorno si fa buio ad eccezione di quelle due tette.
Come non ne avesse mai viste prima.
Che sia una compagna di classe a scuola o all’università e finché lui ce li ha tutti e due ben spalancati io posso ancora chiudere un occhio e giustificare gli ormoni fuori controllo.
O che sia ua collega a lavoro a distrarre e far perdere il contegno.
Per finire con le ragazze immagine alle fiere di motori che fanno dimenticare il motivo per il quale ci si alza alle cinque del mattino… a meno che non siano proprio loro la vera ragione e la causa di certe perdite di stima per se stessi anche per certi attempati ed all’apparenza distinti signori.
Qualcuno è anche disposto a bere birra scadente perché chi gliela serve di la del banco ha sempre bellissime magliette.
Su Facebook i post più commentati sono quelli dove c’è un paio di tette.
Nei gruppi di motociclisti al massimo vedi i “Mi piace” e alcune condivisioni per qualche bella moto. Ma se sopra c’è una ragazza che mostra la carrozzeria allora partono commenti privi di qualsiasi decenza.

Neologismi
Confesso che non ho avuto la fortuna di essere allatato: a causa della mia nascita prematura infatti mi hanno lasciato diverse settimane da solo a rompermi le balle in incubatrice ad ingannarmi con una tettarella di plastica. E allora? Chi più di me ed i miei compagni di prematurità dovrebbe avere il diritto di impazzire davani un bel davanzale? Eppure, non lo faccio.
Sarà che ho troppo rispetto per me stesso? O quelle settimane in incubatrice mi hanno lasciato una percezione disincantata?
Anche su Twitter la situazione è la stessa e grazie all’assenza di censura anche… più esposta del rivale social. Nell’uccellino (…) infatti di tette ce ne sono in abbondanza e anche delle miss perfette sconosciute possono vantare migliaiia di follower grazie alla donazione di madre natura (quando non è travestita da chirurgo plastico). Che non occorre nemmeno esporla tanto: bastano due curve, un accenno e si scatena il finimondo.
E ci si spreca con l’ #escile.
Che per di più va anche a ledere la nostra lingua italiana.

#puffale, la perdita totale della propria dignità
L’utima perla è quella che ha coinvolto Critina D’Avena, l’eroina di molti bambini. Chi la adorava da piccolo perché cantava la sigla del suo cartone animato preferito la adora ancora adesso a distanza di 30 anni. Non di certo per lo stesso motivo.
E’ bastata una foto. Innocente non so fino a quanto.
Ma #puffale mi è sembrato addirittura una offesa verso la povera puffetta, unica donna del villaggio!
Condivido in pieno il titolo di una canzone dei Cornershop: “Everybody needs a bosom for a pillow”, ovvero “Chiunque ha bisogno di un seno per cuscino”. E non c’è posto migliore dove appoggiare la testa e lasciarsi andare.
Con tutto rispetto per Creamy, però per la miseria non so se quegli ex bambini si siano resi conto che il tempo passa e, se loro hanno passato i trenta da un pezzo, la cara Cristina ha passato i cinquanta.
Ed impazzire per le tette di una cinquantenne mi sembre un filo troppo.

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