Associare ogni Mondiale ad un determinato elemento (giocatore/squadra/gol) è un esercizio che ricorre da sempre, sin dalla prima edizione del 1930. Anche l’ultima rassegna, quella brasiliana, la ricordiamo come Il Mondiale di… e lasciamo scegliere all’interlocutore di turno come completare la locuzione.

Il 2014 fu sicuramente il Mondiale di James Rodriguez, che trascinò la Colombia fino ai quarti di finale (prima volta nella storia) e si laureò capocannoniere del torneo grazie a 6 gol (il più bello quello contro l’Uruguay), e meno di un mese dopo venne acquistato dal Real Madrid per la sobria cifra di 80 milioni di euro.

Il 2014 fu anche il Mondiale del Mineirazo, l’incredibile sconfitta del Brasile padrone di casa nella semifinale contro la Germania. Una tragedia immane, perpetrata dalla corazzata teutonica senza alcun tipo di rimorso (com’è giusto che sia), un pesantissimo 7-1 che rimarrà nella storia, pur non essendo tuttavia sufficiente a cancellare l’altra grande tragedia brasiliana del XX secolo, il ben più celebre Maracanazo del 1950 (ossia una delle poche partite che hanno probabilmente cambiato la storia del calcio).

Ma Brasile 2014 fu anche il Mondiale dei portieri. Decisivi, spettacolari, imbattibili, quasi sprecati: quell’edizione sembra quasi aver riscritto l’importanza del numero 1, forse il ruolo più romantico dell’intero football. 4 anni fa scoprimmo l’onnipotenza di Neuer, accompagnata delle invocazioni che lo vollero da subito candidato principale al Pallone d’Oro; 4 anni fa esaltammo il genio strategico di Louis Van Gaal, che nei quarti di finale contro la Costa Rica sostituì all’ultimo minuto dei supplementari il portiere titolare Cillessen con la riserva Krul, che neutralizzò 2 rigori portando l’Olanda in semifinale. 4 anni fa scoprimmo (a malincuore) Keylor Navas, portiere costaricano che verrà acquistato sempre dal Real Madrid dopo quel Mondiale, e che neanche un mese fa ha alzato al cielo di Kiev la terza Champions della sua carriera. 4 anni fa scoprimmo anche Guillermo Memo Ochoa, funambolico portiere del Messico dall’iconica capigliatura, che però fu meno fortunato del pari ruolo del Costa Rica.

All’epoca il messicano giocava infatti all’Ajaccio, modesta squadra della Ligue 1 francese, e dopo quello straordinario Mondiale decise di svincolarsi, in attesa dell’offerta che avrebbe potuto (e dovuto, aggiungo io) cambiare la sua carriera. Tuttavia nessun grande club bussò alla sua porta (o riuscì a convincerlo), e quindi il 1° agosto si trasferì sulle coste iberiche, firmando col Malaga. Dopo 2 anni, decise di provare anche il clima della Sierra Nevada trasferendosi al Granada. L’ultima stagione, invece, l’ha giocata in Belgio allo Standard Liegi, compiendo un percorso climatico che mal si sposa con il suo DNA rinforzatosi sotto il sole del Golfo del Messico. E adesso è di nuovo lì, a difendere la porta del Tricolor, sempre con la stessa capigliatura disordinata, con la stessa fascia che evita che i ricci possano ostruirgli la vista, e con gli stessi riflessi fulminei che gli permettono di parare tiri che avversari e tifosi hanno già battezzato dentro.

L’impressione, alla soglia del termine della prima giornata di gironi, è che sulla Coppa del Mondo che il 14 luglio conoscerà il vincitore ci siano già le impronte di un paio di guantoni ben impresse, a partire da quelle proprio di Memo Ochoa, già assoluto protagonista nella gara di esordio, l’emozionante vittoria del suo Messico contro i campioni del mondo in carica.

Altre grandi prestazioni le hanno sfoderate Kasper Schmeichel, figlio d’arte che ha respinto gli attacchi indiavolati del Perù (a proposito, quella della Blanquirroja è nella top3 delle maglie più belle dei Mondiali) garantendo i 3 punti alla Danimarca, e poche ore prima di lui Hannes Þór Halldórsson, un videomaker islandese che nel tempo libero difende la porta della Nazionale e para un rigore a Messi (questa ricorda un po’ la storia di Jongbloed, il portiere-tabaccaio dell’Arancia Meccanica 1974).

Ultimo, in ordine cronologico, Mouez Hassen, n° 22 della Tunisia che – nei 15′ in cui è rimasto in campo prima di infortunarsi – ha bloccato quasi tutti i tentativi dell’Inghilterra, escluso quello che ha portato Kane a segnare il primo dei 2 gol con cui ha concluso la gara. Il portiere tunisino ha pagato il suo estro e la sua reattività infortunandosi a una spalla proprio in seguito ad un’uscita azzardata: speriamo comunque di rivederlo in campo ancora durante questi Mondiali. O almeno in entrambe le partite che la Tunisia disputerà ancora.

 

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