La mia nonna era di Venezia, di Campo San Polo per la precisione, li la sua famiglia aveva un ristorante proprio vicino alla chiesa. Era nata nel ’19, la primogenita di tre figli, le piaceva leggere, aveva moltissimi libri che custodiva gelosamente.

È vissuta nella Venezia della prima metà del ‘900, quando ci si rivolgeva dando ancora del Voi ai propri genitori e, a causa delle influenze austriache, si rispondeva “Comandi” quando si veniva interpellati. Mi sembra di sentirlo ancora quel “comandi” quando la chiamavo “nonnina”.

Altri anni i suoi così lontani dai nostri, dove il rispetto era alla base di tutto e i valori erano ben altri. Non era abituata alle smancerie la nonna, non glielo avevano insegnato.

Aveva imparato però che bastava poco per essere felice, così la tavola di legno per lavare i panni, diventava una specie di zattera con cui lanciarsi dal Ponte di Rialto per fare il bagno sul Canal Grande e nella calza della befana si trovavano mandarini e noci invece che caramelle e cioccolato.

Poi finita la scuola la nonna aiutava in trattoria, la trattoria Al Campanile c’è ancora, proprio li di fronte alla porta della chiesa. Quando si stancava di stare in trattoria sgattaiolava fuori, entrava in chiesa ed usciva dall’altra parte, era una “peperina” la nonna.

In trattoria si servivano i piatti tipici veneziani a base di pesce, il baccalà mantecato e sardee in saor, le seppie in umido e i moscardini con il sedano. Proprio dietro quel banco la mia nonna ha imparato a cucinare, le piaceva farlo, era bravissima ai fornelli e fin da piccina la seguivo in cucina e la osservavo attentamente.

Io e la nonna parlavamo poco, non c’erano abbracci o baci e nemmeno la mancetta, credo che non mi abbia mai detto che mi voleva bene, lei a quelle cose non c’era davvero abituata… Ma quando eravamo in cucina io le dicevo “nonna ti aiuto” e lei mi insegnava, comunicavamo così io e la mia nonna tra la farina e le uova, impastando la pasta per i cappelletti in brodo di Natale, era orgogliosa delle abilità in cucina di sua nipote e sapeva di essere lei la mia fonte di ispirazione.

Una volta le avevo cucinato le sardine ripiene come le faceva lei, con il salame tritato nell’impasto e il prezzemolo fresco, mi ricordo ancora quello che mi disse in quell’occasione: “le hai fatte meglio delle mie!”

A suo modo mi aveva detto che mi voleva bene, che era orgogliosa di me!
Ponte-di-Rialto
Siamo nate lo stesso giorno io e la mia nonna, il 19 maggio e ora che lei non c’è più quel giorno per me ha un significato diverso, così come lo hanno i piatti che cucinavamo insieme.

In generale la cucina della tradizione veneziana me la ricorda, mi sembra di sentire le sue raccomandazioni quando mi diceva di scegliere il pesce fresco, quando mi spiegava i trucchi del mestiere o mi salvava la maionese che avevo fatto “impazzire”.

La prima volta che sono entrata alla Tavernetta Butterfly  in centro a Treviso, ho proprio pensato a lei mentre guardavo i piatti in bella mostra sulla vetrinetta del bancone, qui ci sono proprio tutti quelli che cucinavamo insieme, i piatti della tradizione veneta, quella più autentica.

Per me questa osteria è davvero il posto migliore a Treviso dove bere l’aperitivo e mangiare un cicchetto. Il locale è molto piccolo e l’arredamento è molto semplice, non aspettatevi nulla di diverso dalla classica osteria, però vi assicuro che quando assaggerete i loro crostini, i folpetti con il sedano o lo squisito baccalà mantecato capirete quello che intendo! Sono sicura che diventerà anche il vostro locale preferito per l’aperitivo! Fatemi sapere ;)

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