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Rossi e Marquez: un avversario da Mondiale

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I fatti del GP di Sepang tra Rossi e Marquez e i capricci di Lorenzo confermano che ha ragione Stoner. E anche Spinelli che da una bella lezione al pilota Honda. Domenica 8 novembre il GP di Valencia deciderà chi sarà campione del mondo di MotoGP. Il TAS di Losanna ha respinto il ricorso di Rossi che partirà dall’ultimo posto in griglia.

Adesso ne siamo tutti certi. L’idillio tra Valentino Rossi e Marc Marquez, se mai c’è stato, è finito e conferma che ha ragione Stoner. E non è un discorso di ego e di talento.
L’ipocrisia dei sorrisi e delle strette di mano che vediamo tra i piloti trasmessa dalle tv a pagamento (sia l’ipocrisia che i canali tv) ha fatto scoppiare un casino.
Perché se Rossi e Marquez si fossero parlati prima di duellare in pista a Sepang, se si fossero presi anche a schiaffi prima, poi in pista si sarebbero risparmiati quella vergogna, forse. Non ci sarebbe alcun derby epistolare tra Honda e Yamaha, tra Rossi e Lorenzo e tra Yamaha e Lorenzo, i premier di Spagna e Italia ci avrebbero risparmiato la loro come quella del resto del mondo, che si è espresso talvolta in toni educatati e più spesso con totale assenza di civiltà.
C’è chi #staconRossi a prescindere perché è un suo fan o perché è italiano ma se la stessa cosa avesse coinvolto uno tra Dovizioso o Iannone, Pirro o Petrucci non sono così sicuro che i tifosi italiani lo avrebbero difeso.
Rossi ad anni 36 e con titoli 9 in bacheca ha dimostrato di poter perdere la testa. Di non essere così freddo così maestro della provocazione verbale così ammazza ego in pista.
La vicenda Rossi-Marquez con Lorenzo a fare da terzo incomodo ricorda le polemiche che scoppiano quando qualcuno spara al ladro sorpreso in casa propria.
Ognuno ha il diritto di difendersi. O di rispondere.
Forse. Se e quando si arriva ad un certo punto.
Quando le persone si arrogano il diritto di fare quello che vogliono. Perché mancano le regole. Come quando non si sa come reagire quando qualcuno si fa giustizia da se.
Vale la pena? Si sarà chiesto Stoner nel 2012 e la risposta la conosciamo tutti.

La vicenda Rossi-Marquez con Lorenzo a fare da terzo incomodo è sbagliata in principio perché nemmeno doveva esistere.
Perché doveva essere la vicenda Rossi-Lorenzo senza alcun terzo incomodo.
Marquez ha infranto una regole che rientra nel codice d’onore dei piloti. Una regola non scritta nel regolamento ma è come lo fosse sulla pietra: un pilota estraneo alla corsa per il mondiale non deve intromettersi tra gli altri piloti che se lo contendono.
Solo Micheal Laverty e Fonsi Nieto lo hanno evidenziato e non è un caso se sono due piloti che conoscono il significato delle gare.
Non so quanto possa essere giustificabile il rancore del pilota spagnolo verso Rossi (non credo che i suoi numerosi ritiri quest’anno siano imputabili al dottore di Tavullia), ma ha deciso di non mettersi il cuore in pace a vantaggio di Lorenzo e penalizzando Rossi.
Marquez ha talento (oltre che il culo di correre su una moto che va forte). Ma citando Casey Stoner, il suo ego supera il talento. Dovrebbe prendere una lezione da Nicholas Spinelli.
Spinelli chi?
Un pilota italiano del CIV nella categoria Moto3. Nell’ultima gara del campionato era terzo e davanti a lui Marco Bezzecchi e Fabio Di Giannantonio si giocavano il titolo. “Ho cercato di recuperare ma loro si giocavano il campionato, così non ho voluto dar fastidio e sono rimasto dietro”.
Nicholas Spinelli, classe 2001, chissà se vincerà un decimo dei titoli di Marquez o vedrà lo stesso numero di Umbrella Girls. Intanto il giovanotto ha dimostrato che non occorre vincere per essere campioni.

Alla fine di questo mondiale, tra Rossi, Lorenzo, Marquez, gli sponsor, la Dorna e la FIM, i padri ed i giornalisti, avrà ragione Stoner. E non mi riferisco all’ego maggiore del talento. Ma al fatto che se un due volte campione del mondo smette di fare quello che gli piaceva fare ad anni 27, un motivo c’è.

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