La metà della meta

Ritorno al Futuro. Letture da un passato vicino

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Buongiorno! Qui è Alessia, nata sulla Terra :D

Già una cosa la abbiamo in comune, hai visto?

Sono certa che ne abbiamo molte altre, che non si assottigliano a questa piccola caratteristica che condividiamo con molti altri.

Che dire… Io ho un’età in cui tutto è già successo e tutto può accadere. Diciamo quell’età compresa tra i 25 ed i 60 anni, ecco. Abbiamo quindi altro in comune? Credo di sì: ho studiato con risultati medi per chi non vuole diventare un topo da biblioteca, ma di chi sa che i vent’anni si vivono una volta sola. Sì, poi ho fatto quei lavoretti che facciamo in tanti per pagarci gli studi: cameriera in un ristorante, centralinista in una pizzeria d’asporto, operatrice di call center, cassiera al cinema. Insomma: ho lavorato per quello che potevo, con l’unico scopo di potermi comprare un paio di scarpe senza chiedere prestito a mammà. Uno scopo sicuramente mero, ma d’altro canto, avevo vent’anni!

Ciononostante, ero giovane ma ero già abbastanza incasinata.

Oggi sono stata dai miei genitori con il preciso intento di tuffarmi nel passato, per scrivere questo mio primo articolo. Scrivo da sempre e lo faccio perché a parlare e ad esprimermi verbalmente faccio quel misto tra vomitare e livello attoriale di Monica Bellucci, per intenderci. Chennesò, avrò uno di quei cervelli da schizofrenica che parte dicendo una cosa e arriva a dirne tutta un’altra. Cioè, il mio cervello è come la trama di Memento: cazzo, un casino che non capisce nessuno. Avrei avuto un futuro da criminale. Visto? Sto già partendo in digressioni.

Beh, dicevo, mi è sempre piaciuto scrivere, ma dopo l’Università ho capito che il tempo stringeva e non trovavo un attimo per buttare giù due righe e fare ordine nel mio caos mentale. L’ultima lettera a me stessa che ho trovato è datata 2010 e corrisponde al mese precedente alla mia Laurea in Scienza delle Merendine (…ehm, Politiche, ma all’epoca frequentavo un Politecniano che mi credeva una sconclusionata). Mi dicevo che non ne potevo più e che avrei voluto mandare avanti il tempo di 4 o 5 anni per sapere se sarei riuscita a trovare la mia strada. Anzi, in realtà ne ero certa.

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Ho stirato una risata, stamattina. Cara me, sono passati 6 anni e quando hai capito che più o meno la strada la avevi trovata, ti sei già annoiata e hai voglia di iniziare da zero (o meglio, dalla metà per arrivare alla Meta). Perché Ale, piccola 22enne che vende i biglietti del cinema, la felicità è un viaggio, e se stai ferma mica ti diverti. Oggi ho 28 anni, e sono ancora nella tua stessa, identica, situazione.

Sto facendo un sondaggio, tra la gente: chiedo loro se sono convinti che la loro vita sia ferma e statica così. Mancava mia madre, all’appello:

<Mamma, sono un po’ in crisi di identità, saranno i 30? Non so cosa voglio nella vita…>

<Amore, ne ho 56 e non lo so ancora nemmeno io>

….Mi aspettavo una consolazione, invece di ‘sta sassata. Cioè, mi stai dicendo che ho altri 30 anni in cui non avrò la minima idea di chi voglio essere? Un po’ mi spaventa, ma credo di essere in buona compagnia. Forse aveva ragione l’ingegnere e sono solo una sconclusionata, o forse sono molto simile a tanta gente, lì fuori.

Sì, il motivo per cui sono qui è questo: voglio sapere cosa fare da grande. Perché sono in quell’età in cui tutto è successo, e tutto deve ancora succedere.

Che cosa vuoi fare tu da grande?

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