Coni et Amo

Di risvegli amari, distònie e delusioni musicali – ep.4

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Forse il nostro fedele pubblico non sa che tra le molte doti insite nella persona di RC – oltre a quella di non dover svenarsi d’inverno per acquistare capispalla adatti all’Antartide – c’è anche un’innata passione per il suo lavoro. Fosse per lui, le giornate lavorative si estenderebbero su 13-14 ore, ma a lungo andare la sua salute (e anche quella di RB) ne risentirebbe: avete idea di quante pause cicca in più si possano fare in 14 ore? Anche RB ama il suo lavoro, l’unico suo problema è il tempo: troppo poche le 8 ore a disposizione per esprimersi appieno sopra la tastiera, troppe le invocazioni al Signore. Per chiedergli più tempo, ovvio.

(ore 7, RB entra in cucina con la determinazione di un americano il 6 giugno 1944)

RB: Il mio regno per un caffè! C, hai messo su la mok…C? Ci sei?

(In cucina, un unico oggetto stona con l’ambiente circostante. Un post-it attaccato alla macchinetta del caffè)

RB: “Con calma e senza le tue bestemmie, sono riuscito a sistemarla. Prendo il treno delle 6.51, ci vediamo dopo. Lasciati ispirare dal caffè :)”

(RB non riesce a trattenere un sorriso, e si gode un buon espresso)

(Un paio d’ore dopo, su Skype)

RB: Finalmente è tornata in vita la macchinetta, grande!! Ma dove sei?

RC: In sala riunione

RB: Ma non sono ancora le 9!

RC: Lo so, ma sono venuto su apposta prima, devo finire ‘sta presentazione e mi sono isolato per dedicarmici con calma

RB: Invidio molto la tua dedizione al lavoro, te l’ho mai detto?

RC: Quasi quotidianamente

RB: Allora te lo dico anche oggi, così tengo la media alta

(Un’ora dopo, RC riemerge dalle tenebre e torna alla sua postazione, passando dietro a RB)

RC: Quanto addormentato eri stamattina?

RB: Bah, molto meno del solito. E poi un caffè finalmente decente mi ha dato una botta tremenda di adrenalina. Perché?

RC: Ho fumato in terrazzo prima di uscire, ma mi sono dimenticato l’accendino sul tavolo, vicino al cesto della frutta.

RB: (con sguardo ammiccante) Lì non si lascia la patente di solito?

RC: Apprezzo la citazione! (sorriso aperto) Ma sono senza accendino, pensavo me lo portassi tu.

RB: Premesso che il tuo post-it ha catalizzato tutta la mia attenzione, no: non l’ho visto. Tieni qua il mio.

RC: Grazie. (esce dall’ufficio)

(la conversazione si sposta su Telegram)

RB: Non mi chiedi se esco a fumare con te?

RC: Scusa, non ci ho pensato

RB: Tranquillo, dillo se ti sto sul cazzo

RC: Ma cosa dici

RB: Stanotte mi sono dimenticato di tirare l’acqua? Ho russato? Cos’ho fatto per meritarmi cotanta distaccata freddezza da parte tua?

RC: Ma niente, ho solo i coglioni girati, ti spiego dopo, Telegram non è il mezzo più adeguato

RB: Ok

(RC rientra, RB scende a prendere il caffè, poi sale a fumare, poi torna al suo pc. Nel mentre, si interroga su come giustificare con l’amministrazione silenziosa tutto quel tempo. Guarda verso RC)

RB: Quando me ne parlerai?

RC: (ha le cuffie, e muove la mani in maniera eloquente: scrivimi-su-Skype)

RB: (alza gli occhi al cielo e riapre la tab) Scrivi qua allora

RC: Ma niente, facevo delle considerazioni tra me e me, su alcune cose che non mi piacciono

RB: In che contesto?

RC: Ma tutto, a volte sono stanco di quest’epoca, che ti porta a prendere la tua persona, il tuo carattere, la tua identità, e a stravolgerle completamente, in nome di una non ben definita riprova sociale che poi è effimera, di per sé

RB: (occhi a cuore) Quanto amo questi tuoi sfoghi, e questa tua dialettica

RC: Grazie

RB: Tuttavia, continuo a non capire. Cos’ha scatenato in te quest’odio per il progresso?

RC: Non è che odio il progresso, sai bene quanto io sia favorevole agli ambienti e alle situazioni liquide, fluide, io amo la flessibilità, amo le persone versatili, amo chi non si attiene per forza sempre e solo allo stesso copione

RB: Eh, appunto, tu sei proprio uno di quelli che odia le situazioni stagnanti, sei talmente inquieto che non riesci a crearti una comfort zone, hai bisogno di evaderne sempre, di cambiare, di migliorare, di evolvere

RC: Già, purché non si arrivi a rinnegare se stessi. Deve rimanere sempre un fragile filo invisibile che ti tiene legato ai tuoi valori, alle tue origini, al tuo io!

RB: Continui a trovarmi pienamente d’accordo, quante volte abbiamo litigato a causa dell’orgoglio che provo per il posto da cui provengo?

RC: Sì ma il mio è un discorso più ampio, oserei dire più astratto

RB: E quale astrazione ha scatenato questo “flusso” di coscienza?

RC: La mia naturale repulsione per l’incoerenza e le distonìe

RB: Cos’hai visto di così distònico oggi? Un treno puntuale?

RC: No, ho semplicemente assistito al declino cui può giungere la tua vita se non mantieni un approccio strategico

RB: Pure nella vita privata bisogna sempre avere una vision di fondo?!

RC: Sì, altrimenti non vai da nessuna parte, devi sempre avere una visione di più ampio respiro che guidi le tue scelte, anche se apparentemente non dovesse esserci una correlazione diretta tra questa visione e la quotidianità.

RB: (occhi a cuore) Continuo a rimanere basito di fronte alle tue proprietà dialettiche

RC: La ringrazio, Egregio

RB: Adesso però puoi dirmi la causa di cotanta epifania?

RC: Oggi è uscito il nuovo album di Liam Gallagher

RB: Ah è vero!! Quante volte l’hai già ascoltato?

RC: Tante. Nei giorni scorsi mi sono letto un po’ di opinioni in giro, era stato decantato come l’album del ritorno alle sonorità vocali (di Liam, ovvio) dei tempi d’oro degli Oasis.

RB: ‘azz, parole forti. E com’è?

RC: Sonorità degli Oasis un cazzo, mi ha fatto cagare.

RB: …

RC: Fortuna che Noel è ancora vivo e non può rivoltarsi nella tomba.

RB: Al massimo nella bamba.

RC: Fanculo.

RB: Tvb

(la conversazione si interrompe)

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