Arte in pillole

Come riconoscere un borgo? Parla al tuo cuore!

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Cor ad cor loquitur

Cuore che parla al cuore.

Vi è mai capitato di parlare restando in silenzio?
No, non sono matta: tutti quei discorsi fatti di sguardi, di sorrisi, di respiri e pensieri che è troppo difficile esternare.

Cuore che parla ad un cuore: quel momento in cui come per magia non sai se il tuo cuore ha smesso di battere o sta accelerando la sua frequenza, quell’emozione che ti fa mancare il respiro ma allo stesso tempo ti fa prendere una boccata d’aria… e di vita.

Cuore che parla ad un cuore, che non è solo effetto dell’innamoramento, ma che per le persone sensibili alla Bellezza si può definire “Sindrome di Stendhal”.

A me capita quando mi trovo in quei paesetti intimi, costruiti di pietra, con i profumi delle tradizioni: Arquà Petrarca mi ha fatto quest’effetto.

Immaginate una strada statale che pian piano si immerge sempre di più in un ambiente senza tempo.
Una strada che perde l’anonimato che tutti i rettilinei hanno, e che si incurva dolcemente, destra-sinistra, costeggia alberi alti, si affaccia su una pendenza, fa da teatro ad un laghetto. Una strada che piano piano cambia forma: diventa ripida, non più di asfalto ma di pietra, e si apre ad uno scenario da favola… un borgo.

Come riconoscere un borgo?

In linea di massima deve:

  1. avere una popolazione che non superi i 2000 abitanti.
  2. possedere un patrimonio architettonico e/o naturale certificato dalla Sovrintendenza delle Belle Arti dove gli edifici storici devono prevalere sull’insieme della massa costruita e dar luogo ad un complesso esteticamente omogeneo.

Per la qualificazione e ammissione al Club de “I Borghi più belli d’Italia”, inoltre, deve anche essere apprezzabile in quanto a qualità urbanistica (deve preservare il legame tra microsistema urbano, storicamente determinato, e l’ambiente naturale circostante), deve manifestare una volontà (ma anche fatti concreti) e una politica volta alla valorizzazione, allo sviluppo, alla promozione del proprio patrimonio, con una serie di interventi: la chiusura permanente o temporanea alla circolazione automobilistica, la predisposizione di parcheggi esterni, il trattamento di insegne e spazi pubblicitari, la cura del verde, la presenza di un’offerta turistica, l’organizzazione di visite guidate. Insomma, tutto ciò che può far esaltare il carattere estetico e sentimentale di questa cittadina in cui il tempo si è in qualche maniera fermato!

Arquà ha certamente tutte queste caratteristiche! E non sono io, di parte, a dirlo! Quest’estate ha vinto il secondo posto nella classifica dei Borghi più belli d’Italia!

Le sue origini sono sicuramente medievali (ci sono documenti che attestano la sua esistenza già dal 985), probabilmente le si può far risalire al periodo in cui veniva a collocarsi su di una linea difensiva che si collegava alla Rocca di Monselice. La località nel 1200 divenne feudo dei Marchesi d’Este, per poi entrare nell’orbita politica di Padova. Elevata, infine, dalla signoria Carrarese al rango di vicaria, divenne famosa in età moderna soprattutto perché vi abitò negli ultimi anni della sua vita il Poeta Francesco Petrarca.

Le parole non sono efficaci per valorizzare Arquà: intimo e piccolo nelle dimensioni, questo borgo ti rapisce in tutte le sue terrazze panoramiche dalle quali si possono ammirare i colli, la natura e qua e là qualche casetta in pietra. Ci si può perdere tra vie chiuse da case in pietra e lanterne al posto di lampioni, si può visitare la casa di Petrarca, oppure assaggiare il famoso brodo di giuggiole!

Sì, il brodo di giuggiole non è solo un’espressione figurata! Il brodo di giuggiole esiste davvero, è un liquore prodotto proprio in questa zona, estremamente dolciastro. Da qui deriva il famoso “Andare in brodo di giuggiole, ovvero uscire quasi di sé dalla contentezza, per la bontà di questo prodotto e quindi per il piacere che ne deriva consumandolo.

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