Per un pugno di fotogrammi

La Giovinezza (nuova) di Paolo Sorrentino: YOUTH

“Tu hai detto che le emozioni sono sopravvalutate, ma è una vera stronzata. Le emozioni sono tutto quello che abbiamo.”

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Diciamolo subito: “La giovinezza” è uno di quei film talmente grandi da non poter essere raccontati ed approfonditi a dovere in una sola recensione. Chiunque vi dica il contrario si sbaglia di grosso. L’unica pretesa di quest’articolo è offrirvi degli spunti per invogliarvi ad andare a vedere di persona una delle poche pellicole davvero meritevoli prodotte quest’anno dal cinema italiano. “Come vediamo il nostro futuro quando arriviamo alla fine della nostra esistenza?” La domanda da cui il film parte è proprio questa. Si spiega così l’apparente paradosso provocato dal fatto che un film intitolato “Youth” parli di due ottantenni che invece di rifugiarsi nella nostalgia e nei ricordi pensano costantemente a come vivere il loro futuro.

Anche in questo film Sorrentino lascia la trama in secondo piano per dare risalto allo stile registico e alla messa in scena. Se però in “La grande bellezza” questa scelta si era rivelata stucchevole e fine a sé stessa, producendo un film vuoto e costruito sul nulla, in “Youth” il risultato è quasi diametralmente opposto. Qui è la forma che genera il contenuto e ciò avviene con un’eleganza e una maestria introvabili nel resto del cinema italiano contemporaneo. A differenza del suo primo esperimento internazionale (“This must be the place”) rivelatosi una vera delusione artistica, Sorrentino aggiusta il tiro e fatta eccezione per una sequenza finale molto discutibile, realizza un film impeccabile. “Youth” diventa così una seconda giovinezza per il regista partenopeo, cresciuto in maniera esponenziale dal suo esordio fino all’apice de “Il divo”. Da lì una pausa di due film in cui il suo stile si era perso del tutto. Con “La giovinezza”, il Sorrentino delle origini torna a far sentire la sua presenza di grande cineasta. Barocco nella ricerca perfetta dell’immagine, cinico e aforistico nella scrittura della sceneggiatura, impeccabile nella direzione dei suoi attori. Toni Servillo per una volta non c’è, ma ci pensa Michael Caine a farcelo ricordare in una prova che potrebbe valergli un riconoscimento al Festival di Cannes. Il resto del cast è impeccabile: da H. Keitel, valido co-protagonista, passando per uno straordinario Paul Dano ed arrivando a una schiera di comparse da antologia (su tutti la massaggiatrice con l’apparecchio e l’incredibile sosia di Diego Armando Maradona).

Uno degli aspetti più encomiabili di “Youth” è poi il fatto che si tratti di un film sonoro. Un film costruito non solo sullo stile, ma anche sull’uso degli effetti sonori e della musica che spazia dal cover-pop degli inglesi Retrosetters, alle atmosfere magiche di Mark Kozelek, per arrivare al neo-barocco musicale di David Lang. La musica scrive la trama e la vita del suo protagonista assumendo un’importanza capitale nella storia. Immagini e suoni portano la poetica di Sorrentino a un nuovo livello. “La giovinezza” diventa così un viaggio che le parole non riescono a raccontare. Un viaggio da vivere tutto in silenzio, lasciando che a parlare siano solo le emozioni.

Alvise Wollner

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