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Recensione “Le bambine dimenticate” di Sara Blaedel edito Fazi Editore

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Danimarca – In prossimità del lago Avnso, in Sellandia Centrale, tra boschi e isolate abitazioni, viene trovato il cadavere di una donna di circa 31 anni, con una strana cicatrice che coinvolge una parte del viso fino ad arrivare alla spalla.

E’ il primo caso per Louise Rick, appena arrivata alla guida del Dipartimento investigativo specializzato in persone scomparse e affiancata dal collega Eik Nordstrom. Grazie al riconoscimento di un ex infermiera dell’istituto infantile “Eliselund”, in cui erano in cura bambini con problemi psichici, si scopre una prima agghiacciante verità, la donna ritrovata era una bambina dimenticata di nome Lise, gemella con sua sorella Mette, dichiarate morte anni prima e anche lei scomparsa nel nulla. Bambine dimenticate perché non veniva data alcuna possibilità ai genitori di mantenere qualsiasi tipo di rapporto, e Louise intuisce che Eliselund è il luogo da cui far partire le indagini e scoprire la rete di mistero che aleggia tra silenzi, verità nascoste e documenti falsificati.

La storia di Lise e Mette, mette in luce altri casi di donne scomparse e donne che hanno subito violenza, proprio in quei boschi e nelle vicinanze di luoghi e abitanti del posto, conosciuti molto bene da Louise, sin dall’infanzia. Louise è tormentata ancora da ricordi indelebili e un passato che non vuole abbandonarla, ma subdolo ritorna e non le permette di andare avanti come vorrebbe. Al tempo stesso, è totalmente assorbita dal suo lavoro che affronta con grande tenacia e coraggio pur mettendo spesso in secondo piano la sua vita privata e familiare.

Niente spoiler, niente che possa suggerire il finale di una storia tutta da scoprire e da cui non riuscirete a staccarvi, capace di non svelare nell’immediato dettagli che sono fondamentali nella parte finale del romanzo e ipnotizzano capitolo dopo capitolo, una trama narrativa fluida e scorrevole e che affascina nel delineare personaggi tormentati nel proprio io.

Sara Blaedel è definita la regina del thriller danese, la sua bravura sta nel tenere incollato il lettore con uno stile cristallino, mantenendo alta l’attenzione e la curiosità nell’intreccio dei vari eventi, tra passato e presente, dove ciascun personaggio è come il tassello di un puzzle che pian piano verrà completato ma non del tutto, lasciandoci con un finale che scopre e rimescola di nuovo le carte.

Buona lettura

Ilaria Grossi

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