“Humandroid” è uscito in questi giorni nei cinema italiani. Il nuovo film del regista di “District 9” si presenta come un mix di comicità ed azione esplosiva. Scopritelo in questa recensione.
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“Io non voglio morire. Io voglio vivere!” A dircelo non è un uomo, ma un’intelligenza artificiale. Siamo nel bel mezzo di una delle scene chiave di “Humandroid”, l’ultimo film diretto da Neil Blomkamp, e a pronunciare quest’inno alla vita è Chappie, un umanoide intelligente creato da Deon, giovane ingegnere indiano che da tempo lavora sull’intelligenza artificiale. Il suo sogno è quello di donare alle creature robotiche il dono prezioso della coscienza. Idea che però non piace troppo a Michelle Bradley presidente di un’impresa interessata soltanto al profitto e da Vincent Moore, ex militare esaltato e ostile che vorrebbe boicottare i robot a favore di una macchina da guerra manovrabile dall’uomo. Tutti insieme finiranno per distruggere il fragile equilibrio creato a Johannesburg, dando vita al caos più totale.

“Humandroid” non aggiunge quasi nulla di nuovo ai lavori precedenti di Blomkamp che dopo il successo inaspettato di “District 9” non ha più voluto scostarsi da un genere che mescola sempre in modo furbo e gigione l’azione tipica dei blockbuster fracassoni con un messaggio che vorrebbe far riflettere lo spettatore. In “Elysium” il trucco aveva già iniziato a colare, qui non si sfascia del tutto ma mostra in molti punti tutte le sue debolezze. Di “Humandroid” possiamo salvare il coraggio di osare, di saper muoversi costantemente in bilico sull’orlo della spettacolarità che da un momento all’altro rischia di scivolare nel trash più misero. La sceneggiatura ha ritmo e il cast è assortito in modo talmente assurdo da rivelarsi spiazzante. Dal fastidioso protagonista Dave Patel, passando per un insolito Hugh Jackman e arrivando alla divertente comparsata dei Die Antwoord. Tutti gli umani sembrano essere messi al servizio delle intelligenze artificiali. E alla fine il messaggio è proprio questo: sono i robot ad essere molto più umani ed intelligenti delle persone. Sono loro gli unici a poterci indicare una retta via che ormai abbiamo smarrito da tempo. Niente di nuovo sotto il sole però. Il rapporto tra umani e robot è uno dei più inflazionati del genere fantascientifico e così il film di Blomkamp rischia di trasformarsi in una fiera del già visto. Sempre in bilico tra lo sci-fi radicale e il blockbuster alla Micheal Bay, “Humandroid” abbandona i toni di critica politica e sociale che gli avrebbero dato una marcia in più, per restare sui binari di una favola commerciale. Un’occasione sprecata, che a prima vista diverte ma alla lunga annoia e la rivoluzione di Chappie per riuscire a vivere come un essere umano si trasforma così in una serie di rumorosi colpi a salve.

Alvise Wollner

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