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“Rayuela. Il Gioco del Mondo” di Julio Cortazar

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Oh Maga, a ogni donna che ti assomigliava s’addensava intorno un silenzio assordante, una pausa tagliente e cristallina che finiva per crollare tristemente, come un ombrello bagnato che si chiude

Rayuela, Cortazar

Io amo Cortazar, come non ho mai amato nessuno. Lo amo visceralmente, senza non posso stare, non posso dimenticarmi di lui. Ogni tanto gli parlo, gli faccio una domanda e apro a caso una pagina, la 176 e leggo la sua risposta. A volte ci litigo pure.
Non posso dimenticare per un attimo il suo immaginario, la sua ambizione che si sgonfia nell’eco della realtà, la più iperreale, da diventare impossibile.
Carne e sangue tarocchi, poesia e Mate.
Mani sporche di pioggia, Parigi come una metafora. Un amore passionale non agibile, nel disordine-ordine del gioco del mondo.
La causalità dell’esistenza, il non destino tragico, perché come sonnambuli sappiamo benissimo dove stiamo andando. Come banderuole individuiamo il nord e il sud senza intenzione.
Cortazar con le parole vorrebbe creare una rete, una griglia, una gabbia per tenere ferma la realtà, nel suo svincolarsi selvaggio da qualunque categoria. Lui forza la realtà dentro le parole, ma ne conosce benissimo i limiti e come un prestigiatore, apre ogni parola, ogni frase, ogni periodo, come se fosse una scatola magica, da cui fa scaturire una colomba che si materializza magicamente e vola via.
Questo è Cortazar: la magia di chi conosce bene le ferree leggi del mondo.

Istruzioni per l’uso: il libro si può leggere dalle prime pagine, fino alla fine, così una pagina dopo l’altra, oppure seguire le note che sono alla fine del capitolo che rimandano al capitolo successivo e facendo così si crea un’altra storia. Oppure potete leggerlo a caso, si creerà un’altra storia a vostro piacimento.

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