Neneh Cherry è stata una delle cose più belle per la cultura street mainstream degli anni ’90. Il suo debutto però è del 1989, con un disco che ingloba il vecchio (gli ’80) e il futuro (i ’90). Raw Like Sushi esce il 2 maggio del 1989. L’anno in cui è finito tutto, l’anno in cui è caduto il muro, l’anno in cui alle europee in Italia vince ancora la Democrazia Cristiana (con il 32.9%) e in cui il singolo più venduto è Lambada, accanto a Viva la mamma di Edoardo Bennato, qualcosa di Francesco Salvi e i sempreverdi Tears for Fears. Fra gli album Zucchero con Oro incenso & birra, Vasco con Liberi liberi e Tina Turner con Foreign Affair stanno sul podio.

In classifica circolano ancora a spada tratta i Simply Red, Madonna in versione Like a Prayer, Prince spopola con la colonna sonora di Batman, c’è Jovanotti con La mia moto, Anna Oxa con Tutti i brividi del mondo, i Cure con Disintegration e Gino Paoli con L’ufficio delle cose perdute. Un pout pourri che ti fa capire come potesse uscire di tutto (nello stesso anno iniziava a delinearsi pure il grunge con Bleach dei Nirvana): e infatti eccoti una cosa inaspettata.

Quelli che sarebbero stati i Massive Attack si mettono a scrivere un disco per/con Neneh. Ne esce Raw Like Sushi. Una cosa geniale. Il compromesso fra hip-hop, musica pop e baracconi synth che stavano decadendo proprio in quel crinale di decennio.

Robert Del Naja dei Massive Attack scrive Manchild e DJ Mushroom (sempre dei MA) suona in Kisses on the Wind, The Next Generation e So Here I Come. Ma a parte le note didascaliche da Wiki è la voce della Cherry che ha un che di fresco e di improbabile, come se Madonna si fosse mutata in Cindy Lauper però nera. In Italia non se lo caca nessuno. E ovviamente bisogna aspettare l’avvento di Blue Lines per capire il calibro delle palle dei due Massive. L’esordio del classico del sound di Bristol nasce anche qui: fra suggestioni Prince, fascino meltin’ pot e pelle nera. C’è un remix sorprendente di una traccia di Raw Like Sushi, che a star bene a sentire contiene tutto il (futuro a quei tempi) trip-hop dei 90.

https://www.youtube.com/watch?v=U_f43Oiv_84

Neneh Cherry avrebbe ricambiato il favore, arrangiando molte delle canzoni di Blue Lines. A dirla tutta, molti dicono che dietro alla moda di Bristol ci sia stato lo zampino pesante di Jonny Dollar, un produttore londinese che guardacaso ha dato una mano a scrivere Unfinished Sympathy, singolo bomba di quel disco spacca-decennio. E che peraltro avrebbe successivamente prodotto oltre che a Raw Like Sushi anche Homebrew e Man (gli altri due album della Cherry) e qualche remix per i Portishead e pure la canzone/classico di Yossou N’dour 7 Seconds (col featuring sempre della Cherry).

Il fatto che Neneh impersonificasse due poli opposti (l’Africa nel sangue del padre e il Nord Europa nel sangue della madre), che avesse militato in gruppi punk, reggae, che suo padre adottivo fosse il guru jazz Don Cherry, che fosse la compagna di stanza di Ari Up delle Slits, che avesse debuttato con una canzone di protesta contro la guerra delle Falkland (Stop the War) ce la rende molto, molto simpatica. Da qualche anno canta con i The Thing, gruppo jazz nordico e non ha perso la carica. Tra le altre cose ha coverizzato anche Accordion di MF Doom, che è come a dire, chennesò Al Bano che fa una cover dei Sepultura. A breve uscirà un nuovo lavoro intitolato Raw, che dovrebbe suonare pop, prodotto nientemeno che da Four Tet. Staremo a sentire.

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