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“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” di Christiane F.

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Christiane F. mi ha segnata.
Un fiume di domande, di strade grigie, di muri scarabocchiati, di memorie graffiate.
Indelebili racconti di momenti così bui e così chiari che scorrono come il tempo.
Tempo che s’illumina e si spegne, si spegne e si riaccende, come la droga.

La droga è questo: una lampadina quasi bruciata che ogni tanto si riaccende alla prima scossa di energia più forte.

I ragazzi dello ZOO di Berlino. Un libro che ho letto in 4 sere sudate. Sudate perché ti entra nelle vene, ti scalda lo stomaco e ti congela il cuore. E poi ti scalda il cuore e raffredda lo stomaco. Ragazzi abbandonati o ragazzi assolutamente giusti nel momento più sbagliato di sempre. O momenti sbagliati nelle persone più giuste. Destini che in un disegno sovrano avrebbero potuto risultare scontati. Percorsi umani carnosi, reali, concreti, occhi accessi assetati che non hanno trovato sorgente. Sorgenti senza acqua, polveri sottili nei comò, brividi d’affetto.

Christiane F I ragazzi dello zoo di Berlino

Tutto questo è storia. Vera, vicina, scritta, che è stata. In parte che è, in parte che vive ancora, in parte che racconta qualcosa che pare così vicino che spaventa dall’impotenza con cui si mostra. Non ha senso sperare e non ha senso gioire nel momento della redenzione, perché tutto rimane: ogni scelta, ogni strada, ogni stanza, ogni buco.

Christiane F I ragazzi dello Zoo di Berlino

Non è consigliabile leggerlo, è indispensabile conoscerlo.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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