La metà della meta

Quello che le donne (non dicono): ho paura a viaggiare da sola

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Ciao a tutti!

Ecco, sì, sono alla mia seconda esperienza tutta da sola in viaggio.

La prima ti devo dire che mi ha forgiata psicologicamente, ma era anche un po’ lo scopo della mia partenza. Non che di base io non mi ritenga una donna con le contropalle, anzi, mi sento perfino troppo tale. Per questo motivo, ho sentito la necessità di dover partire senza sapere dove andare. O meglio, io sapevo quale fosse la meta da raggiungere, ma dirti che quando sono partita ero convinta di riuscire ad arrivare a destinazione, è completamente un’altra storia.

Bene, sono arrivata alla meta (che è Santiago de Compostela) in meno tempo del previsto a causa di un leggerissimo incidente “diplomatico”. Diciamo che, cammina che ti cammina, la gente un po’ si frigge il cervello. O parte con lo stesso già bruciato, cosa decisamente più probabile.

Te la faccio breve: casualmente (e con tutta la sfiga disponibile nell’Universo, ci tengo a farti sapere) sono incappata in un portoghese ex miliziano che mi ha offerto la colazione. Ci tengo a sottolineare che una colazione del pellegrino ha un costo stellare che tocca punte di ben 4€ per un caffè, una tostada ed un succo all’arancia. Ringrazio, perché sono una donna educata, ed informo immediatamente che era il mio cammino e lo scopo era farmelo da sola.

Il portoghese, che era in viaggio da molto tempo, conosceva ben 7 lingue, una delle quali era l’Italiano. Se dobbiamo poi aggiungere il fatto che delle 7 che lui conosceva, io ne parlo correttamente almeno 4, puoi capire con facilità che non c’erano grossi problemi di comunicazione, e nemmeno di deficit uditivo o dislessia da ambo le parti.

Sta di fatto che il nostro amico pare non sentirci, e mi segua fino alla mezza tappa successiva, prevista per il mezzogiorno circa. Incontriamo un bar e tento di seminarlo, ma la faccenda diventa difficile, dato che lo vedo attendermi sulle panchine. Mi sento obbligata a sedermi con lui, benché avessi la stessa voglia di un gatto dal veterinario per la castrazione. Beviamo una, due, tre birre, che regolarmente rovescio per terra. È mezzogiorno, è Maggio, siamo in Spagna e ho ancora 15 km a piedi da fare. Non se ne parla proprio di ubriacarmi, se non di acqua.

[title maintitle=”Quello che le donne (non) dicono: non voglio viaggiare da sola.” subtitle=”Quando AllByMyself non è così male: storia vera di un tragicomico maschilismo.”]

Tento di pagare, ma, lo giuro, mi è fisicamente impossibile. Ripartiamo, e ricomincia la manfrina della mia finta lentezza con lo zaino e la sua – ovvia – velocità da militare. Non demorde, ed io comincio ad impaurirmi.

Non sono solita chiedere aiuto, né avere paura. Ma sono nei campi e sto seguendo solo una cazzo di freccia disegnata per terra. Non ho assolutamente voglia di rischi. Mi aggrego quindi ad una bellissima comitiva, che mi accoglie come una figlia, in tutti i sensi. Sono 3 coppie di Spagnoli di Alicante, hanno circa l’età dei miei genitori. Racconto la questione, mi ascoltano con agitazione e decidono che è necessario io continui a camminare con loro. Accetto di buon grado.

Facciamo qualche kilometro e lui è lì, fermo, ad aspettarmi. Lo spagnolo lo affronta, e per tutta risposta il portoghese lo informa che aveva capito che ci stessi, sì, che ci stessi, perché avevo accettato da bere pagato da lui.

Ora ragazze, non continuo la storia, perché è finita con io che quasi me la faccio nelle mutande mentre mi minaccia di cercarmi in ogni Albergue della zona e prendo un taxi per staccarlo di almeno 20 km.

Ma questo è ciò che c’è in giro. Spesso i femminicidi accadono direttamente nella propria casa, per mano di un compagno o ex-marito violento. Forse è quasi più preoccupante questo, rispetto a qualche sconosciuto un po’ troppo sognatore.

Ad ogni modo, io, dopo quel giorno, non mi sento più sicura. E te lo dico chiusa in una camera di albergo in piazza Dam ad Amsterdam, perché no, dopo aver fatto 100 metri, non si possono ricevere 3 apprezzamenti da 3 persone diverse. E non sono Belen, te lo assicuro: sono una ragazza normale in jeans e felpone con scritto I love NY, sono sveglia dalle 4 del mattino e ho il mascara che ha superato il mento. Nella sola giornata di oggi, ho attraversato mezza Germania e mezza Olanda, in un orario compreso tra l’alba ed il tramonto.

Milano - Colonia - Amsterdam

Milano – Colonia – Amsterdam

Benché in quel momento, non ancora lavata ed in giro da 16 ore, somigliassi più che altro ad un cadavere, non me me la sono sentita di ringraziare, né di lanciare un sorriso, né di guardarli negli occhi. Perché quel “Credevo che ci stesse, visto che ha accettato le offrissi da bere” non può, non deve e soprattutto non avrebbe dovuto essere una scusante per un pedinamento.

A costo di sembrare una stronza acida, tiro su il mento e guardo fissa davanti a me, fingendo di non capire cosa stanno dicendo. Perché non dovrei avere paura, ma purtroppo ce l’ho. Questo non mi fermerà, comunque, nell’intento di vedere il mondo con i miei occhi, con i miei tempi. Quindi, toglietevi pure il disturbo. Toglietevi dalle palle, mentre inseguo il mio sogno cantando nella testa, a squarciagola, come Bridget Jones:

OOOOOLLL BAIIII MAIIISEEEELFFFF!

PS: sapevi che in spagnolo traducono con “LLEGAR A DESTINO” la frase italiano “Arrivare alla Meta”?. Io lo trovo perfetto, e tu?

Credits immagine di copertina: The Huffington Post

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