L'angolo di Key

Quando un libro può cambiarti la vita. Intervista a Daria Bignardi, autrice di “Santa degli Impossibili”

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Accade, a volte, che  alcuni libri arrivino nella mia vita giusto in tempo per dare il nome alle cose, alle sensazioni che sto provando in un particolare periodo esistenziale. Con due lavori scritti da Daria Bignardi, in particolare, è successo proprio così.“Non vi lascerò mai orfani” l’ho incontrato nel 2010 durante una brutta malattia di mia madre. Oggi mamma è ancora con me nonostante gli acciacchi postumi, ma quel libro guai a chi me lo tocca. “Santa degli impossibili” invece è stata una conferma.  La descrizione fatta  dell’autrice con un post su Facebook mi aveva incuriosita molto. Leggerlo mi ha confermato che le scelte fatte nella mia vita, senza allontanarmi mai dalla fede, sono state “cosa buona giusta”.

Ma non sto qui a parlare di me.
Con la giornalista e conduttrice ferrarese, in questi giorni in giro per l’Italia per il tour promozionale,  ci siamo confrontate proprio sul suo ultimo romanzo.

Circa 100 pagine che raccontano la storia di Mila, alla quale viene “presentata” in un certo senso Santa Rita da una donna, Annamaria, che Mila incontra in ospedale dopo il suo incidente. Uno di quegli incontri che ti fanno cambiare direzione esistenziale, soprattutto se hai paura di perderti.

cover_la santa degli impossibili

Cara Daria, prima di parlare di Mila, una curiosità: che rapporto hai con la religione?
“Un rapporto sereno e affettuoso. Da bambina pregavo ogni sera ma quando al liceo ho cominciato a leggere Nietzsche, Marx e Jung ho smesso. Ma ho sempre avuto rispetto per ogni religione.”

In quel famoso post su FB,  quando parli del libro racconti che la storia di Mila arriva da lontano. Come e perché nasce “Santa degli impossibili”?
“Cinque anni fa avevo scritto un breve racconto per il Corriere, poi ne ho scritto un altro, ho aggiunto punti di vista corali e quest’anno, dopo l’incontro con la figura di Santa Rita ho capito di avere trovato il bandolo della storia. ”

Mila è una donna sulla quarantina,  moglie di Paolo, mamma di Maddi e dei gemelli. Un buon lavoro. Nel corso della sua vita, però, Mila vacilla più di una volta. Una storia che racconta la precarietà dei rapporti con gli altri, ma forse ancor più angosciante è la precarietà del rapporto che Mila ha con se stessa.  E’ inquieta, è un’anima in pena, piena di contraddizioni. Sembra davvero non trovare pace nelle cose che fa.
Perché nonostante una bella vita, all’improvviso non sa più dove andare? Perché anche se si ha tutto, ci si perde?
“Credo che Mila abbia perso il filo del suo destino, lasciato indietro una parte di sé per lei molto importante. Per questo si ammala. ”

Molte donne possono rivedersi in Mila. Quanto coraggio ci vuole ad essere pienamente oneste con se stesse per vivere felici, secondo te?
“La felicità mi sembra un fine molto ambizioso, soprattutto se si è lucidi e onesti  con se stessi. ”

L’incontro con Annamaria, la sua compagna di stanza in ospedale, le rivela la figura della Santa di Cascia. Una donna, poi diventata mistica, che ha molte cose in comune con la protagonista del libro.
Perché ti sei ispirata a Santa Rita?
“Ho incontrato una preghiera, quella che c’è nell’incipit, che mi ha molto colpito per la sua potenza, e sono andata a leggere la sua storia, che ho trovato straordinaria ed emblematica. ”

Nel libro parli anche di Milano “un posto da combattenti, da apolidi, una legione straniera”.  “Milano va di fretta, cerca di fare tutto meglio che può, nonostante se stessa” – dice Mila. Pensi che, se fosse vissuta un territorio di provincia dove i rapporti umani sono più facilmente coltivabili, la tua protagonista avrebbe saputo riconoscere da subito la sua rotta?
“Non saprei, a me pare che Milano in qualche modo le corrisponda. Certamente però favorisce la sua solitudine e il suo poco tempo per se stessa. ”

Qual è il messaggio finale del libro?
“Ognuno decida il suo! E’solo una storia. Ma forse suggerisce di non abbandonare mai la propria vocazione, qualunque essa sia.”

Il libro è edito da Mondadori. E’ delicato e forte allo stesso tempo.
Compratelo, leggetelo e mi darete ragione.

da www.langolodikey.it

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