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Quando il gioco diventa malattia: una piaga sociale in tempo di crisi

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“La ludopatia l’ho vista con i miei occhi.” racconta Fabio Bui, sindaco di Loreggia (Padova) “Una donna mi aveva chiesto aiuto perché era in difficoltà economica: mi aveva convinto. Dopo poco l’ho ritrovata in bar, in pochi minuti l’ho vista spendere una cinquantina di euro alle slot machine. Giocava in maniera compulsiva, non si era nemmeno accorta che ero lì accanto”. E’ così che il primo cittadino ha iniziato a dedicarsi ad un fenomeno che intacca l’Italia di oggi, quella dei nuovi poveri che tentano la fortuna al gioco. Si inizia per caso o per sfizio, magari per spendere un resto di qualche euro che sembra scomodo tra le mani. Il 2012 ha visto 700 mila giocatori problematici e 300 mila patologici, l’82% di loro si definisce “accanito”. Il sindaco prosegue: “Una malattia sociale legata ad un giro d’affari di 95 miliardi di euro l’anno, due volte e mezza la tanto criticata manovra finanziaria dell’ex governo Monti. Il gioco d’azzardo è la terza industria in Italia in continua crescita, l’anno scorso ha raggiunto un fatturato del 400% superiore a quello precedente”. Numeri che fanno girare la testa in periodi di recessione come questi “La dipendenza da gioco colpisce tutti ed il numero dei casi è direttamente proporzionale all’aumento di diffusione delle macchinette mangiasoldi” sottolinea Fabio Bui.

Da quando il gioco d’azzardo è diventato monopolio di stato si sono fatte notare 10 aziende. Tra il 2005 e il 2007 queste società sono state indagate dalla Guardia di Finanza perché alcune delle loro macchine non erano collegate al cervellone elettronico e, di conseguenza, non potevano essere controllate. Secondo i calcoli, la multa inizialmente doveva ammontare a 98 miliardi di euro, la Corte dei Conti in giudizio di primo grado l’ha successivamente ridimensionata a 2,5 miliardi. Poi è arrivata la necessità di coprire il buco lasciato dall’abolizione dell’Imu e così il governo Letta decide di abbassare la somma a 600 milioni di euro a patto che le società incriminate paghino subito. La sanatoria non è servita perché i concessionari dei giochi si sono rifiutati di pagare nell’attesa del giudizio d’appello. Comunque, secondo l’Espresso, nelle prime bozze del decreto Imu si parlava già di un piano di riserva, ovvero dell’aumento della tassazione sui giochi in caso di fallimento della sanatoria. Nella versione definitiva del testo però sparisce quest’ipotesi.

2“Lunedì 18 novembre ho invitato qui a Loreggia i sindaci di Silea, Sant’Angelo di Piove, Campo San Martino e molti altri. Faremo fronte comune contro la diffusione incontrollata delle macchinette mangiasoldi. Vogliamo una legge che ci dia maggiore libertà decisionale. La Regione Veneto deve attribuire un ruolo più attivo ai comuni, bisogna pensare alla cura della malattia ma anche alla prevenzione” dice Fabio Bui. Proprio lui ha voluto installare sulla parete esterna del Municipio un gigantesco cartellone su cui campeggia il monito “Se mi tocchi… ti rovino!” accanto all’immagine di una slot machine. E’ lì da mesi e ormai è diventato il simbolo di una lotta. Intervenire concretamente limitando l’uso delle slot machine ora come ora per un amministrazione può significare andare incontro alle sanzioni del Tar che, applicando le leggi attuali, spesso tutela chi diffonde e commercializza le macchinette. Mani legate e tanti problemi da risolvere. “Il punto è che non abbiamo un interlocutore, lo Stato sembra non volerci ascoltare!” conclude il primo cittadino di Loreggia indicando la pagina di un quotidiano locale “E poi guarda, trovi pubblicità per il gioco ovunque ti giri: nei giornali, per strada e soprattutto in internet. Se visito il sito della mia squadra preferita compare almeno 4 o 5 volte uno spot che invoglia alla scommessa, anche su Facebook ricevo di continuo amicizie e inviti per il gioco. Niente di peggio per i giovani, soprattutto minorenni, che sono sempre al PC e rischiano di rimanere coinvolti.” continua il sindaco “Lo stato dovrebbe avere il coraggio di applicare alla pubblicità per il gioco d’azzardo la stessa legge che esiste sulla diffusione della pornografia”.

3In Italia si contano più di 400 mila slot machine distribuite non solo in bar, tabacchini e sale gioco ma addirittura nelle lavanderie self-service dove il tempo per farsi qualche giocata tra un bucato e l’altro non manca mai. Il Sindaco Bui afferma: “So che alcune banche consigliano agli esercenti con mutuo, per avere maggiori entrate a fine mese, di installare una macchinetta che è sicuramente remunerativa. Purtroppo non si può dimenticare che il banco vince sempre!”. Una possibile soluzione al problema, secondo il primo cittadino, potrebbe essere quella di imporre una forte tassazione sulle macchinette mangiasoldi in modo da arginarne la diffusione sul territorio. I sindaci che condividono il manifesto anti-slot vorrebbero inoltre spostare le sale giochi lontano dai centri abitati e dai luoghi pubblici. Fabio Bui anticipa “Per il prossimo bilancio del comune di Loreggia intendo lanciare una proposta: chi rinuncerà all’installazione delle slot machine avrà una riduzione dell’Imu. Non compenserà i profitti ma voglio dare un segno concreto”.

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