Fare del buon cinema d’intrattenimento, divertendosi. Più facile a dirsi che a farsi, ma non per l’inossidabile Sly Stallone, che con “Il grande match” fa ridere e stupisce il suo pubblico di affezionati nostalgici.

il-grande-match-poster

Salire sul ring a quasi 70 anni. Indossare i guantoni e sfidare la sottile linea di confine che separa il ridicolo dall’integerrima coerenza. E’ una decisione rischiosa, che può condurre dritta al fallimento, che comporta risate di scherno da parte dei tuoi detrattori, ma che se fatta con coraggio ti porta ad ottenere risultati sorprendenti. Tutta questa retorica per dire che Sylvester Stallone è uno dei pochi attori, al giorno d’oggi, ad anteporre la coerenza alle altre logiche che regolano il mercato cinematografico.

Non è una cosa da poco quando ti trovi a lavorare in un’industria chiamata Hollywood. Ebbene, dopo aver stupito tutti con “I mercenari” (il terzo capitolo è quasi pronto), Stallone ha accettato anche la proposta di un certo Peter Segal, uno che ha fatto della commedia demenziale il suo marchio di fabbrica (ha infatti diretto “Una pallottola spuntata” e “La famiglia del professore matto”). Un’offerta che non si poteva rifiutare perché partiva dall’idea di mettere insieme l’ex Rocky Balboa con un altro pugile del grande schermo cinematografico, vale a dire: Robert De Niro alias Toro Scatenato. Non fraintendete, “Il grande match” non parla di una sfida tra quei due personaggi leggendari, ma usa il carisma dei due attori per raccontare ancora una volta, la boxe come metafora di vita.

Due pugili sul viale del tramonto, vivono le loro ordinarie esistenze aspettando la pensione. Uno lavora in fabbrica, l’altro ha aperto una concessionaria d’auto e passa gran parte della sua giornata al bar. Da giovani erano stati pugili fenomenali che si erano sfidati in due incontri diretti, vinti una volta da uno e una volta dall’altro. Quello che manca a tutti e due è il piacere dello spareggio che per una serie di motivi non avevano mai potuto disputare in gioventù. Ora però una nuova occasione può regalargli la gioia della rivincita per dimostrare che non è mai troppo tardi per riprendere a lottare. Scopriranno che i loro più grandi nemici sono gli acciacchi dell’età e la diffidenza di un pubblico disilluso. Ostacoli che solo un’incredibile forza di volontà sembra in grado di sconfiggere. “Il grande match” è un film che rifiuta la modernità, sostenendo l’idea cara a Stallone, che il passato sia migliore del nostro presente. Ma non in una chiave critica, è piuttosto una componente necessaria affinché la coerenza dell’attore possa rimanere immutata. Lo spettatore sa che Sly interpreta quel tipo di personaggio: duro, integerrimo, volitivo, brontolone dal cuore d’oro. Una figura che andava alla grande negli Anni 70 ma che anche oggi è rimasta ferma a quell’epoca per una sua scelta ben precisa. “Io sono questo e continuerò ad esserlo  per sempre anche se le mode e i costumi cambiano e si evolvono. Se  a voi va bene vi aspetto al cinema, altrimenti statevene a casa.” Discorso leggermente diverso per Robert De Niro che è stato in grado di passare da “Taxi Driver” a “Manuale d’amore”, conducendo una carriera altalenante, soprattutto negli ultimi anni. La scelta di accettare la parte del rivale di Stallone è stata però molto azzeccata e le sue grandi doti di attore gli hanno permesso di dare un’ottima connotazione al personaggio. Impossibile però nascondere che la punta di diamante de “Il grande match” sia uno strepitoso Alan Arkin. Il suo ruolo di allenatore cocciuto e burbero è semplicemente imperdibile.

Il film di Segal non brilla certo per virtuosismi tecnici, è un prodotto girato con il minimo sforzo e dispendio di energie, ma è proprio questo suo essere nostalgicamente fuori dal tempo che colpisce nel segno. E’ la dimostrazione che alla fine chi crede in quello che fa riesce sempre a spuntarla. “Il grande match” è l’elogio di chi affronta la vita a pugni chiusi aspettando ogni giorno una nuova alba, aspettando di riabbracciare la vita.

Alvise Wollner

Vuoi scrivere un commento?
Effettua la registrazione da questo link:

Registrati

MORE FROM ALVISE WOLLNER

ENTRA NELLA COMMUNITY