She Said

Il problema di vivere sorridendo

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Una persona un giorno mi ha detto che davo molto fastidio. Questa persona quel giorno continuò dicendomi che il mio essere sempre sorridente è una sorta di biglietto da visita negativo, perché spiazza e innervosisce.

Queste parole hanno creato scosse da corto circuito nel mio cervello, cadendo nella tentazione di limitare il mio essere serena. Ho cercato da sola di capire in qualche modo come potevo limitare questa mia serenità e felicità nei confronti della vita, perché il mondo mi chiedeva di farlo.

In effetti, fermandomi a pensare in modo del tutto razionale e freddo, molte cose nella lista nera potevano in qualche modo limitare il mio sorriso. Problemi finanziari, problemi non miei da risolvere, problemi di panico, problemi familiari, problemi al lavoro, problemi tra le persone anche quelle più vicine, insomma, una bella lista sostanziosa di problemi. Avevo una bella carrellata di motivi da ‘togli sorriso’ proprio di fronte ai miei occhi.

Per cercare di placare quel fastidio che emanavo, avrei potuto prendere tutti questi problemi metterli in prima linea e continuare semplicemente a spingerli in avanti. Ecco questa mossa mi avrebbe certamente aiutato ad essere più scossa, più incazzata, più cupa, meno sorridente, meno socievole, meno serena, meno tutto quello che quella persona mi aveva evidenziato come ‘fastidioso’.  Avrei potuto farlo e avrei potuto anche comportarmi da vittima indifesa di fronte ai problemi che non ho cercato e non ho costruito e non ho mai voluto.

Avrei potuto anche soddisfare il mal comune mettendomi in prima fila ad urlare quanto è brutto e insoddisfacente il mondo pieno di problemi e lamentarmi. Perché in fin dei conti, in neppure 30 anni di vita, di cazzo di problemi ne ho avuti tanti, tantissimi.

Nell’indagare da sola questa possibilità, in effetti, avrei potuto lamentarmi, anche parecchio, e soddisfare quella persona e magari tante altre.

Ecco.

Questo ragionamento è durato in tutto circa qualche minuto, seduta sul cesso, con il phon puntato addosso, perché il white noise mi rilassa moltissimo.

Dopo 10 frustranti minuti di analisi dei problemi e del modo più comune per affrontarli, ho sorriso.

Ho sempre ballato sopra questa vita con il sorriso seguendo il ritmo del destino, del fato e del caso, alternato alla volontà di superare tutti i limiti e gli ostacoli con tutte le mie forze. Non ho mai sentito la necessità di dimostrare alla gente quanto bene o quanto male posso dare/fare; ogni limite è stato un ostacolo da superare e ogni soddisfazione un tassello da aggiungere ad un album che prima o poi finirà.

Perché questa è la verità che sta alla base del mio sorriso, della mia serenità, del mio voler risolvere i problemi e non spostarli: prima o poi tutti lasciamo questo fantastico mondo. È filosofia, ma è anche consapevolezza di esistere e di vivere un mondo limitato tanto nel suo essere quanto nel tempo. E io lo voglio vivere bene e per me bene è rispettare prima di tutto se stessi.

Questa consapevolezza e questo amore per il quotidiano mi hanno sempre fatto vivere ogni cosa cercando di essere la ‘miglior espressione di me stessa’.

Nessuno può piacere a tutti e questa verità è una delle cose più democratiche che ancora abita questo mondo. Ma dopo quei 10 minuti di bagno sono arrivata alla conclusione che io dentro questo involucro lanciato positivamente verso le cose ci sto bene.

E in conclusione della conclusione, in realtà se il sorriso dà fastidio alla gente, allora, sempre secondo il mio modo di vivere la vita, il problema non sono io.

 

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