Sempre più registi iniziano a portare sui propri set volti noti del mondo della musica. Ma è una scelta corretta? Analizziamo i pro e i contro di questo trend.

Buongiorno CineChatters!

Ha recentemente fatto scalpore il casting di Harry Styles nel nuovo kolossal di Christopher Nolan, Dunkirk, in uscita il prossimo 31 Agosto in Italia. Fermi, fermi. Per i pochi di voi là fuori che non lo conoscessero (magari avete vissuto in una grotta in questi ultimi mesi), Harry Styles è un cantante che ha raggiunto il vertice delle classifiche di oltre venti paesi con il suo primo album da solista dopo la momentanea separazione degli One Direction, formazione di cui era diventato, di fatto, il leader. Bene, adesso, cosa ci fa una delle pop star maggiormente sulla cresta dell’onda in uniforme militare sulle spiagge di Dunkerque? Se lo sono chiesti in molti dopo il rilascio dei primi trailer, e in molti si sono dati una risposta abbastanza secca: marketing.

Bisogna ammettere che questo è senz’altro uno dei “pro” nell’ingaggiare un volto noto della musica per un film: è innegabile infatti che il ragazzo porterebbe in sala milioni di fan, tra cui le directioner più accanite, che pagherebbero il biglietto del cinema solo per vedere il suo faccione. Questo è vero, ma non credo sia stata l’unica valutazione di Nolan. Anzi, lo stesso regista ha ammesso che non conosceva le dimensioni della fama del cantante prima del suo casting e che la parte gli è stata assegnata meritocraticamente e seguendo il proprio istinto (“metodo” che il regista britannico utilizza spesso, ad esempio nel casting del compianto Heath Ledger nel ruolo di Joker, altra scelta che, in un primo momento, gli costò non poche critiche).

Ci crediamo dunque? Io direi di sì, Nolan non ha bisogno di questi biechi stratagemmi per riempire le sale, un incasso maggiore sarà solo un lieto effetto collaterale.

I sostenitori del contrario sono convinti che quello di Styles non sia altro che un piccolo cameo, che avrebbe garantito pubblicità al film senza rischiare di rovinarlo con una recitazione non all’altezza. Beh, smentisco anche questo. Ho avuto la fortuna di vedere in anteprima la pellicola e lo screentime di Styles non solo è da personaggio di primissimo piano (al pari, se non superiore di Cillian Murphy e Tom Hardy) ma è anche… credibile: la sua recitazione, sebbene non paragonabile a quella dei due attori appena citati, non sfigura affatto e risulta gradevole, indice che il ragazzo ha talento anche dietro la macchina da presa (si vocifera non a caso che abbia anche partecipato anche ai casting del giovane Ian Solo e del nuovo Bond).

Ma dunque quale può essere un “contro” di questa scelta? Io direi l’atmosfera. E vado a spiegare. Vedere in un film o in una grande produzione il volto di una pop star, per quanto brava a recitare, ha un effetto in un certo senso straniante. Il tuo sesto senso ti suggerisce che c’è qualcosa che non va, che non dovrebbe essere lì. Lo so che è assurdo e non spiegabile ma è qualcosa che succede. Prendete ad esempio il chiacchieratissimo cameo di Ed Sheeran in Game of Thrones: in questo caso il cantante di origine irlandese è seduto, in un bosco, e canticchia coi suoi commilitoni una canzone. Scelta dunque molto legittima. Inoltre i capelli rossi e la faccia quasi caricaturale di Sheeran si calano molto bene in un mondo fantasy ma tuttavia non si può fare a meno di riconoscerlo e pensare “è lui”, ed è un qualcosa che rischia di rovinare l’atmosfera.

Per concludere dunque, tirando le somme, a me non dispiace vedere questo tipo di contaminazione tra mondo musicale e cinematografico, purché sia fatto con intelligenza e metodo, e che per lo meno i personaggi coinvolti siano in grado di recitare. Perché, come urla Gary Oldman in un ilare video per Jimmy Kimmel opponendosi alla partecipazione dei cestisti nei film, “noi attori abbiamo studiato anni per essere a questo livello, voi no”.

E voi che ne pensate?

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