Dopo un’attesa che sembrava non finire più, anche l’Italia si prepara ad accogliere il nuovo film di Lars Von Trier: “Nymphomaniac”. Lo fa spurgandolo il più possibile e dividendolo in due volumi di uguale durata. Un vero e proprio coitus interruptus cinematografico.

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Puoi essere anche il più grande cineasta vivente, ma quando sul tuo cammino trovi un Paese che ha convissuto per tutta la sua Storia con la Chiesa Cattolica e con il bigottismo, c’è poco che tu possa fare. “Nymphomaniac” arriva finalmente in Italia, ma è qualcosa di molto distante da tutto quello che aveva immaginato il suo regista danese. L’affresco monumentale di oltre cinque ore è stato spezzato e dimezzato, e laddove il Buoncostume era stato oltremodo violato, si è pensato di applicare le dovute censure. Da questo week end gli spettatori italiani si troveranno quindi davanti ad un film sorprendente. Sorprendente nel senso che resterete sorpresi nel vedere lo scarto che c’è tra la campagna pubblicitaria (in cui si punta tutto sui toni scabrosi e pornografici della pellicola) e l’effettivo registro narrativo della storia. Ma “Nymphomaniac. Volume 1” è sorprendente anche perché è un film così stupendo e di così grande impatto visivo e narrativo da lasciarvi a bocca aperta.

Riprendendo l’ormai classica e collaudata struttura di film-libro (in cui i vari episodi narrativi sono divisi in capitoli) già usata in lavori come “Antichrist” o “Melancholia”, Von Trier recupera il piacere di una narrazione romanzesca, fluida e classica in cui lo spettatore si abbandona del tutto. Non è cosa da poco, tenendo conto del fatto che la storia ha delle forzature al limite dell’inverosimile e che certi episodi narrativi sono ben lungi dal reale, come gli stessi personaggi faranno notare allo spettatore. Tutta questa prima parte è pervasa da un didascalismo quasi pedante, elementare. L’espediente del racconto in flashback ne è un esempio tangibile, così come tutti gli inserti utilizzati per accompagnare e spiegare visivamente le voci fuori campo. Effetto voluto che proprio per questo non può definirsi difetto. Però è proprio l’insieme di quelle che a prima vista sembrano imperfezioni, che riesce a regalarci un film sorprendente.
Una maestosa metafora dell’atto sessuale, come fosse spiegata a un gruppo di innocenti bambini a cui si racconta la storia delle api e dei fiori o della cicogna. Questa volta i bimbi cresciuti siamo noi spettatori, ed è il maestro Lars a spiegarci il funzionamento complesso e inebriante della ninfomania.

Una cavalcata selvaggia, ma allo stesso tempo elegante ed ironica. Con in sottofondo una delle migliori colonne sonore degli ultimi anni, sullo schermo una rivelazione ammaliante che porta il nome di Stacy Martin. 22 anni di bellezza acerba e dolente. Eleganza e trasgressione unite alla perfezione, nello splendido corpo di questa attrice. E’ lei la figura dominante del Volume 1, è lei il soggetto principe di una meravigliosa costruzione polifonica, in cui le voci grondanti di piacere erotico si sommano le une alle altre, in cui la vergogna non è ammessa ed i tabù si annullano al grido di “Mea maxima vulva.” Un preludio straordinario a quella che sarà la conclusione del cantico, un’attesa snervante del piacere che proprio per questi motivi finisce per essere l’ideale personificazione di quello stesso piacere.

Alvise Wollner

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