La metà della meta

Perché non credete al miracolo La La Land

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È La La Land mania. Tutti ne parlano, tutti hanno qualcosa da dire, ognuno ha la sua opinione. Ed io, potevo esimermi? Mannò.

Dunque, io forse di cinema ne capisco poco, ma c’è veramente qualcosa di cui mi intendo piuttosto bene, e quel qualcosa sono le storie.

Amo le storie più o meno tanto quanto amo il mare, il sole e gli spaghetti allo scoglio. Portami a cenare in spiaggia al tramonto e raccontami qualsiasi cosa e potrai farmi felice. Ma più di tutte le storie, amo quelle VERE. Quelle dove il lieto fine poteva esserci se i protagonisti l’avessero voluto, quello che – cazzo – ogni cosa è sudata, sperata, agonata. Amo tutte quelle storie che avrei potuto vivere anche io.

Ma questo non piace a tutti.

Una storia è anche fuga dalla realtà: sono i patrioti che combattono i cattivi, il bene che vince sul male, l’amore che arriva quando meno te lo aspetti, il finale melenso nel gelo dell’oceano, le storie strappalacrime di malati e schiavi, di corridori un po’ ritardati e di geni incompresi: di chi, nonostante tutto, ce l’ha fatta.

Sotto questa luce, La La Land può sembrare una zecca: tocca tematiche che non ci smuovono nessun sentimento di commozione o compassione, non c’è sfiga ingiustificata, non c’è turbolenza, non c’è rottura disumana, non c’è nessun buono o cattivo con il quale schierarsi. Ci sono un uomo ed una donna come tantissimi altri, belli e giovani in mezzo ad una città in fermento, come tutti noi. Non ci possiamo sentire né migliori né peggiori, siamo solo costretti su quella sedia a guardarli vivere, scegliere, sbagliare.

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Ecco qui, quindi, una lista molto banale e molto poco cinematografica per cui non credi nel miracolo La La Land, perché di MIRACOLO si tratta.

  •  Parte con una canzone che parla di resurrezione, di un sole che spunta ogni giorno, di lanciarsi nei propri sogni. E già un filino ci sta sulle palle perché non abbiamo troppa voglia di sentircelo dire, che ce lo cantino a squarciagola mentre sculettiamo sulla sedia per il ritmo meraviglioso che esce da quelle casse di un cinema di provincia. L’occhio ci restituisce la vista di un sacco di gente in coda in autostrada che dovrebbe essere incazzata ed invece no, si mette pure a ballarsela e cantarsela e tu mica lo capisci tanto, perché tutti i santi giorni sei incolonnato in Tangenziale Ovest. Quella canzone però ti entra nel cervello, pure se non sai l’inglese. Vedi una folla in piedi sulla propria auto che ti urla “CREDICI, dai!” e ti infastidisce perché generalmente tu sai con certezza che non sarebbe coraggio, ma solo pura follia. Manco te la faresti la domanda e semplicemente ti attaccheresti al clacson per far finire sta giargianata, scappando da un luogo che vedrai di malavoglia anche domani.la-la-land2
  • Un musical? Davvero? A chi piacciono i musical? Sì ma c’è il Jazz, che è un po’ uno stile musicale che non si caga più nessuno e fa sempre molto figo amare qualcosa che fa schifo a tutti. Perciò ti appigli al fatto che quello non sia minimamente Jazz ma musica da accompagnamento in ascensore, gridando allo scandalo di aver utilizzato un genere così meraviglioso riducendolo in poltiglia nelle mani di Ryan Gosling. Non è possibile che questo genere musicale, così meravigliosamente esaltato in 12 anni schiavo insieme al blues venga ora stuprato da uno pseudo musical. Quello che forse non sai è che in entrambi i film c’è lo zampino di John Legend.

  • Il Cammeo di J.K. Simmons. Era necessario inserire il premio Oscar per Whiplash in questo film, relegandolo ad una particina da sfigato giusto per ricordarci che Chazelle, 32 anni, non è una novità per l’Academy? Sì – no – forse – bah. C’è davvero da sindacare per questa piccolezza o peggio ancora sul fatto che non si sia scelto un attore protagonista di colore?whiplash-simmons-shouting_jpeg_750x400_crop_q85
  • Il “cosa sarebbe successo se” non ci piace mai. Non ci piace perché non è successo, fine della storia. La La Land ci mostra l’efficacia di ogni nostra azione. Te lo spiattellano lì, un po’ di rincorsa, come se quel “Ti amerò per sempre” potesse veramente essere reale. Sono scelte, sempre, e molto spesso una via esclude l’altra. È un’idea nella testa dei protagonisti, che si chiudono la porta alle spalle dei loro sogni realizzati, di una felicità che è arrivata comunque in un’altra maniera e che sarebbe diversa se loro stessi avessero voluto che lo fosse. C’è un lieto fine, diverso da quello che ti immagini all’inizio. La La Land è la cronistoria causa-effetto che no, è la vita, non un romanzo.
  • È banale, popolare e noioso. Come la vita. Un lento succedersi di eventi, il fallimento che si accolla al fallimento dell’ultimo fallimento prima di vedere un nuovo giorno di sole. È la vera bellezza del film, della storia. Sogni difficili da realizzare si incrociano con casi apparentemente fortuiti: piccoli dettagli di una telefonata che modificano il corso della nostra vita intarsiano grandi slanci di paura, decisioni difficili da prendere e solitudini da colmare sullo sfondo di uno splendido tramonto losangelino, tra feste e desideri di notorietà.
  • Damien+Chazelle+Whiplash+Portraits+Sundance+ZGT4guykfD0lChazelle ha 32 anni. TRENTADUE. E là dove noi abbiamo combinato ancora poco e un cazzo, lui potrebbe
    diventare il regista più giovane della storia a pari merito con Norman Taurogche vinse l’Oscar nel 1931. Sceneggiatore del suo stesso filmmiracolo, Chazelle è al suo terzo film ed ha deciso di rischiare mettendo in scena un musical. Criticato per il Jazz che la fa da padrone in entrambi i suoi film più famosi, strizza l’occhio della sua faccia un po’ sfigatella a registi concorrenti ben più famosi, rischiando di soffiargli le statuette di mano. Rischia con la banalità e spacca.
  • Ryan Gosling ed Emma Stone non sono intonati. Chissenefrega, sono attori. Se fossero stati dei cantanti avremmo chiesto una recitazione poderosa? Sono due ragazzi normali, un’aspirante attrice ed un musicista – conosco molti musicisti non troppo intonati, è un cliché classico. Sono solo due marionette che muovono una storia. Non sono loro i protagonisti. Emma è volontariamente tenuta un po’ anatroccolo, con le felpone ed i maglioncini infeltriti, Ryan indossa delle scarpe che mammamia perfino su di lui fanno sfiorare i conati. La musica è la padrona assoluta, la vera e l’unica protagonista, chiassoso terzo incomodo che scandisce il ritmo di ogni scena.

Ecco cos’è La La Land. Un miracolo che vogliamo a tutti i costi smontare perché evade dal canone minimo di accettazione al quale ci ha abituato l’Academy. C’è una storia triste ma non abbastanza triste, c’è un lieto fine oltre il lieto fine, c’è l’amore che non riesce a rimanere ma i sogni che si realizzano, c’è un film che strizza l’occhio al musical e non c’è nessuno da salvare, non c’è dramma.

È il trionfo di una banale, popolare e pallosa verità.

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