Quest’anno il punto della situazione voglio farlo un po’ prima, sperando che possa aiutare anche a concludere in meglio questo 2014.
Penso che questo sia stato l’anno delle “conoscenze”.
L’anno in cui mi sono resa conto che ciò che conta veramente sono le esperienze, il mettersi in discussione, assumere nuovi e differenti punti di vista. Aprirsi agli altri, più che con gli altri.
L’anno in cui ho capito il potere delle relazioni umane. Possono salvare. Possono distruggere.
Dipende dal potere che diamo loro. Ma ho anche capito che ci sono momenti in cui il “freno a mano tirato” non serve, ci limita soltanto.
Quest’anno ho capito il grande potere che ognuno ha. Dentro di sé. Pronto a risollevarci dopo una caduta e, soprattutto, pronto a ricordarci che noi, per noi stessi, ci saremo sempre.
Dobbiamo esserci sempre. Non per egoismo o presunzione, ma per amor proprio. Perché la sicurezza fa paura, ma solo a chi non ne ha.
Quest’anno ho capito l’importanza delle basi, delle radici e dei principi.
Ho capito che c’è un gran bisogno di guardare in profondità e non in superficie.
Che non bisogna aspettare di perdere per capire di amare. Che la paura va accettata, ma come momento di crescita e non di crisi.
Ho capito che le cose, prima o poi, arriveranno, ma soltanto perché mi sarò impegnata per raggiungerle e non perché avrò imparato ad aspettare, anzi.

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Questo è stato l’anno in cui ho odiato, più che mai, i miei sbalzi di umore. Il fatto che la mia felicità sia costantemente influenzata dal comportamento di altre persone, perché aprirsi agli altri, appunto, porta anche a questo.
Ho odiato il sentirmi persa e non all’altezza, non abbastanza. Il non essere mai pienamente soddisfatta ed il pretendere troppo da me stessa. Il mio bisogno di conferme: o tutto o nulla. Ho odiato i miei blocchi emotivi, la mancanza di chi non c’è e il non bastarmi.
Ma, dopotutto, il riconoscere le proprie debolezze, è forse il primo passo per l’accettazione di se stessi che porta al cambiamento positivo. Rappresenta la via maestra per conoscersi intimamente e sapersi indirizzare al meglio verso scelte migliori.
Per noi stessi, per chi vive con noi, per chi ancora non c’è.

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