Il cielo stellato sopra di me

Pane e Cinema, ultima prova: Aria

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“Come farà l’assassinato a convincere il suo assassino che non deve apparirgli davanti”
Malcolm Lowru, Under the Volcano

Domenica scorsa si è svolta l’ultima serata della rassegna di Pane e Cinema sugli elementi, questa volta: Aria.

I nostri organizzatori trovano legami tra cinema e cibo, forse aspirazioni improbabili, ma sorprendentemente riuscite, lontanissime tra loro eppure entrambi nutritive. Uno pensa all’anima, l’altro al corpo.

Ma quando si parla di Aria è difficile per entrambi esprimersi.

Si è parlato dell’aria come l’effimero, il cambiamento, la stravaganza, l’illusione della sua impalpabilità.

Eppure solo perché l’aria non si vede non significa che sia astratta, è pur sempre un elemento fisico, più sottile, invisibile, ma esiste, ci tocca in continuazione. Noi muovendoci, spostiamo la sua massa, la respiriamo, la mandiamo giù, la ritiriamo fuori, la scambiamo con gli altri, ci collega agli altri, ma in modo invisibile. L’aria permette che il suono si espanda, che i collegamenti si uniscano, che le idee si diffondano, quindi dobbiamo sviluppare le antenne per cogliere questo traffico elettromagnetico, psico-animico, di energia atomica, che può ingrandirsi ed esplodere. Sì , esplode se trova le scintille giuste.

A proposito di ingrandimenti il film scelto è stato Blow up, vuoi perché corre il suo 50esimo anniversario, vuoi perché è stato straordinariamente innovativo e stravagante come vuole il fil rouge della serata. Michelangelo Antonioni ha fatto un mix della sua esperienza londinese e dello spunto tratto dal racconto di Julio Cortazar. Ha documentato la beat generation, per passare al noir e per poi svaporare nella scena finale, in cui dei mimi giocano a tennis senza pallina. Una scena così onirica, così Cortazar.

La preponderanza dell’immagine che racconta più di quanto faccia la sceneggiatura – che invece confonde con le sue frasi assurde – rendono il film strano , silenzioso e surreale.

Un po’ alla volta iniziamo a comprendere che l’immagine filmica è eterea, cosa meglio può parlare di aria, visto che è nell’aria proiettata e le sue figure la attraversano come fantasmi.

Cominciamo anche a capire che la focaccia di Paolo il panettiere ha bisogno dell’aria come elemento essenziale, per realizzarsi compiutamente. L’antico lievito madre che si tramanda da generazioni ha bisogno dell’aria che contribuisca alla sua crescita. Così lo squisito soufflé servito, fatto di ricotta e una crema al gorgonzola, senza quell’aria non avrebbe avuto senso.

Ma l’aria passa velocemente, non può essere trattenuta, non torna indietro. Leggiadra ci sorvola, ci spettina e ci ricorda di godere quell’attimo presente in cui dobbiamo mangiare il soufflé, prima che si sgonfi.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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