Dall'altra parte del vetro

Palinsesto Radio Deejay: Linus e il boomerang della rivoluzione

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Avrei voluto aprire la settimana elogiando Linus e il suo elaborato per la nuova stagione di Radio Deejay e invece non lo farò, se giochiamo al gioco del “fare un passo indietro” lo farò anch’io.

Nel mio microcosmo social è da un mese che vanto le voci di corridoio sul nuovo palinsesto di Radio Deejay, che ha avuto inizio proprio ieri: cambiamenti d’orario, conferme, rinunce e invece oggi mi ritrovo a ritrattare un pensiero che non era nemmeno stato sviluppato.

Per chi non fosse un autoctono del villaggio di via Massena diamo qualche spiegazione in più: venerdì pomeriggio si è tenuta, dopo 12 anni, l’ultima puntata di Pinocchio (con La Pina e Diego Passoni) nel suo consueto orario del drive time, dopo tanti momenti amarcord e qualche lacrimuccia ci si è dato appuntamento al 7 settembre con il nuovo orario, dalle 12 alle 14, comportando così il trasferimento di Alessandro Cattelan con il suo nuovo programma Catteland – Chiavetta nello spazio alle ore 17 (spostamento super preannunciato ufficialmente nelle pagine social del programma da circa un mese).

Ora, da due giorni a questa parte, la confusione regna sovrana perché a quanto pare l’esperimento rimarrà solo una fase momentanea per Cattelan, giusto una settimana, il tempo di far ricaricare le pile a La Pina e Diego.

Sui social i fans dei rispettivi programmi sprizzano gioia da tutti i pori perché a quanto pare il cambiamento d’orario non era tanto gradito. Leggi frasi come «gli ascoltatori hanno vinto». A parte che non ha vinto nessuno, perché se veramente il mio giudizio avesse un certo peso adesso sarei a capo di una gang pronta a ricostruire da cima a fondo tutta la radiofonia italiana, veramente voi pensate che Linus possa cambiare idea per due tweet che manco legge?

Beh, allora sappiate che io in realtà sono Charlize Theron e che sono stata veramente una stupida a lasciare Sean Penn.

Nulla accade per caso ma non voglio pensare che il tutto sia derivante solamente dalla guerra del clero contro l’imperatore. Il popolo della radio si divide in due fazioni, tra coloro che la amano per la sua autenticità e quelli che la “osservano” con il paraocchi. Non può dire di amarla veramente se segui solo un’emittente e l’amore per la radio non nasce da un adesivo attaccato sulla parte posteriore della macchina o dalle rivolte “sociali”.

La radio è un’altra cosa

Sul suo blog Linus afferma di sentirsi risentito per tutta la vicenda e sinceramente non gli do tutti i torti. Il cambiamento è sinonimo di crescita e mettersi in gioco fa parte del pacchetto. Il lavoro alla radio è prettamente artistico ed è assolutamente normale cambiare, insomma pensate ai cantanti sarebbe inquietante vedere Robbie Williams a 40 anni cantare ancora Sure con la maglia a rete e la gonna pantalone (anche se conoscendolo potrebbe farlo benissimo), è bello avere personalità diverse in determinati periodi della nostra vita e questo discorso vale per la radio ma soprattutto vale per noi.

Perché ci spaventano tanto i cambiamenti quando, per il bruttissimo periodo che stiamo vivendo, non desideriamo altro? Viviamo sempre tutto in maniera così totalitaria che a volte logoriamo il piacere di qualcosa che ci fa stare bene.

Riflessioni profonde per un argomento abbastanza frivolo ma ricordiamoci che non concedendo un po’ di spazio alle novità alla fine togliamo sempre qualcosa a noi stessi.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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