Ortoressia, cos’è costei?
La domanda mi nacque una sera subito dopo una telefonata con mia sorella all’incirca sul nulla e terminata con le sue mille preoccupazioni su quello che ingoiamo per vivere.
Così, nel pieno rispetto della mia curiosità, sono andato alla ricerca di questa ansiosa attenzione verso il cibo.
Viene definita ortoressia quella sindrome nervosa caratterizzata dall’ossessione di un’alimentazione sana. Quindi una forma di attenzione eccessiva verso le regole alimentari, la scelta dei cibi e delle sue caratteristiche. È anche riconosciuta come forma patologica, come microcategoria dell’anoressia: una paura di non essere sani e che può avere conseguenze contrarie, comportando anche disturbi nervosi.

ortoressia

Tutta colpa di quel kebap (il mio spacciatore di kebap curdo mi ha detto che si scrive così, con la p finale) che avevo proposto a mia sorella ed ai miei nipoti per un cena. L’avessi mai fatto. Le è scattato l’allarme cibo straniero / cibo sconoscosciuto / cibo insano al quale non trovo ancora una logica. Chissà con cosa è fatto cosa c’è dentro da dove viene?
Sì certo, il kebap può far male.
Se ne mangi uno a colazione, uno a pranzo ed uno a cena per una settimana.
Ma anche il pinzimonio di peperone può far male se ti sfami solo di questo. O ti sfondi di pinzimonio di peperone per tutta una stagione.

Eccellenze preoccupanti?
Non so se l’ansia per la qualità del cibo di mia sorella sia davvero ortoressia. Ma non è solo il cibo foresto che allarma lei come tanti altri.
La carne ai ferri è cancerogena per esempio. Mangiare una carota spellata non serve a niente perché senza olio il nostro corpo non assimila la vitamina A (infatti quand mi pelo una carota sto pensando proprio che ho una voglia matta di farmi di vitamina A, e non di coprire un buco nello stomaco con qualcosa di diverso di una merendina). La pizza gonfia. Il mais è transgenico. Chissà cosa danno da mangiare alle vacche ai polli alle anatre!?
E dire che viviamo in Veneto, in Italia, una regione ed un Paese dove tutto quello che viene prodotto, dal materiale ed immateriale, è di conseguenza una eccellenza. Una regione ed un Paese invasi da turisti di tutto il mondo (anche) per la qualità del cibo in tavola.

Allora perché finiamo per preoccuparci di quello che mangiamo se sono tutte eccellenze con tanto di certificazione di qualità D.O.P., I.G.P., D.O.C.G., D.O.C. e I.G.T.? Certo su queste ne possiamo discutere ma magari un’altra volta.
Credo si stia un po’ esagerando. O, come va molto in voga sui social, questa cosa del mangiar sano ci sta sfuggendo di mano.
A dir la verità, io mi sono rotto.

Va bene, nemmeno io mi mangio più le quantità di schifezze che mangiavo quando potevo permettermelo, perché ero più giovane ed avevo una attività fisica intensa ed il mio metabolsimo, com’è normale che sia, è cambiato.
Ma è proprio questa la cosa importante: dobbiamo consumare quello che ingoiamo e dobbiamo ascoltare il nostro fisico. Altrimeni il nostro sistema si ingolfa e, in un modo o nell’altro, più o meno seriamente, siamo nei casini. Quindi se sei una persona piuttosto sedentaria e/o stressata e per reazione mangi con avidità, non t’incazzare con quello che mangi e con chi te lo propone.
Poi dipende da come reagisi dopo aver messo un piede oltre il limite. La paura è naturale, ma se per documentarti leggi informazioni di origine dubbia allora l’ortoressia te la meriti.
Come gli estratti conti della carta di credito da angina pectoris, perché mangiare sano costa: il bio, il naturale, lo sugar free, il km 0 hanno il loro (ingiustificato) costo.

Un po’ di misura, per cortesia
Così si passa da una esagerazione all’altra. Ci vuole equilibrio. Bisognerebbe avere la fortuna di avere un giardino, il tempo e la pazienza di coltivarselo, per essere i responsabili diretti di quello che mangiamo.

orto

Personalmente, sono per il libero cibo in libera tavola, con il dovuto rispetto per noi stessi (ma anche per gli altri, perché se poi stiamo male, sono problemi anche per chi ci sta vicino). Non posso rinunciare alla soppressa con polenta e formaggio e del buon vino rosso. O alla carnazza che cola grasso sulla griglia o ad un piatto di pasta con il ragù. O ad un piatto di formaggio Dobbiaco fuso in pentola (anche perché è facile, pratico e veloce da preparare!).
Poi però sento l’esigenza di alleggerire i carichi: così mi va bene un finocchio o un radicchio (vabbhè, ripieni di formaggio Asiago ed avvolti in un velo di speck con una spruzzata di pepe), o semplicemente al forno o gratinati.
Ci mancava solo l’ortoressia….. Penso spesso che siamo vittime di noi stessi, non del consumismo o di chissà quale altro -ismo ci viene presentato.
Informiamoci meglio.
E facciamoci una pinta di birra. Che, oltretutto, è una ottima bevanda per ripristinare i sali minerali ed evitare o limitare la formazione di acido lattico dopo gli sforzi fisici. Provare per credere (cit.).

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