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Oltre il vento

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Per tutte le mamme e per il mio Leonardo, oggi rileggo e riscrivo una pagina del mio diario.

Buona Lettura!

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Ricordo di aver guardato negli occhi mia madre e di averle sorriso con tutte le forze che mi erano rimaste in corpo. Mi ha risposto con un cenno di ‘tutto bene’ e lì ho capito che la mia mamma era diventata nonna e che io avevo appena abbracciato il mio bambino. Ricordo di essermi bloccata di fronte alla miriade di persone che mi aspettavano fuori dalla porta della mia camera, appena uscita dalla sala parto e di aver perso il mio Davide incantato di fronte alla vetrina del nido. Poi l’infermiera mi ha preso, ha invitato tutti ad uscire, mi ha sistemata nel letto e con fare sorridente mi ha servito la cena. Poi tutti sono entrati e ricordo ancora il male ai muscoli facciali. Non riuscivo a smettere di sorridere. Sentivo più forte il bisogno di sorridere che di mangiare. Poi Davide è riapparso e i suoi occhi parlavano per lui. Non avevo mai visto così tanto amore uscire da quegl’occhi. Dopo l’orario delle visite e l’euforia, ho respirato e ho iniziato ha conoscere il nostro nuovo mondo. Il miglior padre non potrà mai capire cosa significa. Non può capire cosa significa veder crescere il proprio corpo giorno per giorno. Sentirsi a pezzi, morta e forte come mai prima nello stesso istante. Purtroppo non può capire cosa significa svegliarsi ancora alla notte, 5 mesi dopo, e sentir calci dentro la propria pancia, guardare il proprio figlio e realizzare quanto sia potente la natura.

Ho paura ad ammettere che è la via più difficile e meravigliosa di sempre. Quanto è difficile. Quanto è difficile mostrarsi sempre col sorriso, perché l’unica cosa che voglio che capisca ora è il significato dell’esser sereni. Quanto è difficile guardarsi allo specchio e in penombra non veder più le gambe che conoscevi da 24 anni. Quanto è meraviglioso tornare sul lettino, prenderlo in braccio e sentir che l’unica cosa che vuole è il tuo affetto. Quanto è difficile essere consapevoli del fatto che siamo così piccoli di fronte a questa cosa così grande e aver paura di perdere anche il minimo momento. Quanto è meraviglioso vederli sorridere insieme e pensare che quel sorriso è cresciuto nella mia pancia. Quanto è difficile tornare con la mente in quel letto di ospedale e pensare al male e allo stupore della forza che una donna può esprimere. Quanto è meraviglioso vederlo crescere giorno per giorno e sognare sempre il meglio del meglio per lui. Pregare, pregare e ancor pregare di sbagliare il meno possibile, perché l’amore che si prova è talmente enorme che nessuna parola sa descriverlo.

Per tutto il giorno ho ripensato a quel giorno. A 5 mesi fa. Ho pensato al male, all’entusiasmo, alla forza, all’amore che ho provato quando l’ho visto per la prima volta. Ho pensato a quanto sono cambiata, a quanto è cambiato il mio corpo e quanto è cambiata la mia mente. A quanto nella sostanza l’essere Veronica ha superato un gradino enorme. A quanto mi sento donna e ha quanto mi son sentita bambina. Ai miei errori, al mio passato, alle volte che ho sbagliato con le persone. Ho ripensato ai miei amici, a quelli che c’erano e non ci sono più, a quelli che ho conosciuto da qualche anno e a quelli che ci sono sempre. Ho spaziato tra le chiacchere via skype con gente sconosciuta alla morte di mia nonna. Al fatto che Leo ha i suoi occhi e che non le ho mai perdonato la cera su quelle maledette scale, ma non sono mai riuscita a farle capire che comunque l’ho amata tanto. Ho pensato ai miei genitori e al fatto che se non fosse stato per loro io non sarei oggi quella che sono e quindi non sarei neppure la mamma di questa creatura meravigliosa che ogni giorno, tutti i giorni, a tutte le ore mi insegna ad amare come non avrei mai creduto in tutta la vita. Ho pensato anche ai miei amori passati, ai silenzi che accompagnano i marinai, ai mille giorni persi, al tempo che passa, ad un secondo di nostalgia, che poi è solo un po’ di noia che se ne va, un po’ di me che se n’è andato e un po’ di me che ogni giorno cresce e diventa grande, un uomo grande.

Vorrei non essere a volte quella che sono. Vorrei che con tutta questa trasformazione oltre al culo alla brasiliana se ne fosse andato anche il mio modo crudele di affrontare ogni cosa. Il mio modo di approfondire mentalmente e di pancia ogni cosa. Purtroppo questo è rimasto, come è rimasta la mia folle idea di non fermarmi mai. Di affrontare tutto alle volte a mille all’ora, alla necessità di scavalcare le idee e renderle alle volte possibili. Ma poi penso che c’è anche tutto il buono che forse non è poi così male se questa creatura è uscita così bene. E allora guardo lui e mi sento forte. E allora guardo lui e dopo 5 mesi penso realmente che è la cosa più bella e perfetta che ho fatto in tutta la vita.

E allora penso che oltre il vento le nuvole si disegnano da sole e sembrano elefanti, nasi all’ingiù, ali di farfalle e immagini inventate e ho capito cosa significa essere mamma: è come sentirsi bambino, guardare il cielo lassù, spalancare gli occhi, scrivere una nuova storia con nuvole fantastiche e assaporare il puro piacere di essere felici. Il sospiro diventa entusiasmo e la fatica una favolosa immaginazione, un immenso piacere.

 

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