Concerto che vai pubblico che trovi’ fino a qui siamo tutti d’accordo, ma è con questa massima che voglio introdurre il protagonista di questo articolo: il pubblico. Perché ammettiamolo anche il parterre ha la sua importanza (siamo a due frasi ovvie e scontate, con la terza l’articolo diventa un libro di Fabio Volo). Nell’ ultimo anno ho bazzicato diversi concerti come il mio profilo instagram può testimoniare e quindi oramai ho l’occhio clinico ed esperto. La prima cosa da analizzare è l’outfit ‘concerto che vai outfit che trovi’ cit. nonostante i miei cantanti favoriti appartengano alla stessa playlist di spotify ci sono delle sfumature di pubblico che solo ai live si possono notare.

L’indie può essere insidioso e contenere diversi sottoinsiemi: Ci sono gli ‘indie intellettuali’ e allora il pubblico sarà composto da ragazze che hanno tirato fuori dall’armadio dei ricordi la giacca di camoscio del papà abbinandola a un maglione oversize, dei boyfriend e le immancabili dr Martens. Segni distintivi di questo tipo di categoria indie sono due: gli occhiali da vista con montatura in metallo e lenti tonde, solo una piccola percentuale ha un vero e proprio problema oculistico, gli altri li indossano come fossero una coperta di linus, per sentire di appartenere alla categoria degli intellettuali fino in fondo, ed è a questi campioni che auguro la miopia. Seconda caratteristica sono le righe, fedelissimi alla tinta unita se proprio vogliono essere originali si buttano a capofitto nelle righe, ed è così che quello che all’inizio sembrava un concerto si trasforma in un cosplay di ‘Where’s Wally?’, ma al contrario in un mare di Wally bisogna trovare chi alla riga preferisce il pois.

L’indie è composto poi dagli ‘indie sk8er’: Trasher, Supreme, Nike, Adidas e Vans sono le loro divinità, il tubolare bianco il loro unico credo e non rinunciano mai al cappello che può essere l ‘evergreen berretto monocromatico, ma nei casi più gravi arriva ad essere una sorta di kippah, ma solo per i più ortodossi (sì, voleva essere una battuta). Ciò che li caratterizza è nella postura, perché quando sono a riposo si sistemano spontaneamente con le gambe chiuse i talloni uniti e i piedi che formano un angolo di 60°.

Quelli a cui invece non importa di chi sia il concerto, ma li troverai sempre vestiti uguali sono i veri fan, ‘quelli della prima fila’, anche se in realtà è una categoria quasi esclusivamente femminile. La vera fanbase ha la sua uniforme ed è semplice: jeans, t-shirt, all star e zaino in spalla. Compensano la semplicità con le urla e un atteggiamento di malcelata superiorità, con ogni sguardo cercano di far capire a te, semplice ascoltatore dell’ultima ora che, non raggiungerai mai il Nirvana dei vari fan come loro.

Ci sono sempre poi alcuni soggetti, anche in questo caso appartenenti al gentil sesso, che fraintendono il tipo di serata e si presentano fasciati in minidress sfavillanti e calze, poco pratici per ballare, respirare, cantare e vivere, ma la resa nelle foto è assicurata.

Abbandonando l’aspetto del look che va ad accomunare un gruppo sostanzioso di individui, si può iniziare a guardare i microgruppi. Microgruppo per eccellenza è ‘la coppia innamorata’, ma non solo innamorata, innamoratissima, ogni canzone è la loro canzone anche il soundcheck diventa la colonna sonora di qualche momento loro. Non ha importanza che tipo di musica sia, la coppia felice c’è sempre e non può non baciarsi e sono belli da guardare da lontano, ti fanno un po’ di tenerezza appena li scorgi, poi però dopo due ore di scambi di saliva rivaluti il rispetto per l’altruifisicità e anche solo il rumore di un bacio ti fa improvvisamente diventare cattivo.

Altra cosa è la coppia in cui uno è fan e all’altro è toccato l’ingrato compito di accompagnare il partner, io sodalizzo subito con l’accompagnatore insofferente, è davvero bello osservare come guardi oltre il palco durante l’esibizione intrippato più dalla coreografia delle luci che dalle doti del gruppo, come chieda aiuto nelle varie chat di whatsapp o come controlli la situazione di clash of clans durante la canzone più conosciuta. Una tortura che però verrà ripagata dai likes della foto che verrà caricata su instagram con tanto di hashtag e tag del cantante, ‘almeno che il mondo dell’internet mi ripaghi con dei likes’ è il pensiero del malcapitato.

La categoria a cui appartengo io è un mashup delle precedenti: ho l’arroganza delle ragazze della prima fila, ma ci sono quelle tre canzoni che ignoro ad ogni concerto e che fingo di sapere cantando l’ultima sillaba di ogni parola, ho l’entusiasmo del ragazzino al primo concerto, ma per quello basta anche che mi venga data una birra in mano in una qualsiasi situazione e qualche volta ho l’insofferenza dell’accompagnatore ignorante, non verso il cantante, verso il resto del pubblico, vorrei avere lo spazio per muovermi, per ballare, per poter andare a prendermi qualcosa da bere e avere il posto assicurato, non dover sudare da ogni poro del mio corpo, ma allo stesso tempo voglio che i cantanti che mi piacciono abbiano successo, si chiama bipolarismo e ne sono conscia.

Quindi in conclusione viva i concerti, le canzoni cantate a squarciagola, i furbetti che provano a superare e che odi, ma appena puoi diventi tu stesso il furbetto, viva i bicchieri di plastica buttati per terra (poi però vanno raccolti, rispetto per l’ambiente sempre, ‘sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo’, pace amore e gioia infinita) viva i fan, i non fan, la security a cui non frega niente del concerto, ma deve ascoltare tutto grida dei fan comprese, i cantanti che non salutano, quelli che parlano prima di ogni canzone, i cantanti che se la tirano, quelli che non ce la fanno, i cantanti che mettono like alle foto dei fan, il tizio alto davanti a te che passa tutto il concerto con il cellulare in mano, viva le ragazze che a fine concerto sono ancora belle e anche quelle che invece sono sfatte, viva quelle che partono sfatte da casa, viva il viaggio in macchina prima del concerto e anche quello di ritorno, viva il merchandising, viva la birra, viva il ‘Oi però è davvero intonato, non pensavo’. Viva tutti belli e brutti basta che non sia……….. ( fill the gap) quel cantante che proprio non si riesce a sopportare.

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