Da pochi giorni nelle sale, un thriller apocalittico dai risvolti politico-sociali. Stiamo parlando di: “Anarchia- La notte del giudizio”, cronaca di un film riuscito a metà.

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Qualche tempo fa era iniziata a circolare, tra gli addetti ai lavori, la teoria secondo cui i film dell’orrore contenevano un messaggio politico molto più forte rispetto alle pellicole appartenenti ad altri generi. Ipotesi vera fino a un certo punto e di sicuro abusata oltremodo con il passare del tempo. Sta di fatto che quello di cui vi vogliamo parlare oggi non è propriamente un film dell’orrore, ma ha comunque un messaggio politico molto forte e preciso, se paragonato alla media delle altre pellicole al cinema in questi giorni.

“Anarchia- La notte del giudizio” è uno dei titoli forti di quest’estate cinematografica. Nato da un’idea fortunata del regista James DeMonaco, è il sequel del celebre: “La notte del giudizio” con Ethan Hawke. Pellicola di qualche anno fa che anticipa le tematiche trattate in questa nuova versione. Siamo in un futuro non troppo lontano, e negli Stati Uniti vige un sistema dispotico che ha creato la trovata mortale della “purificazione”. Un appuntamento annuale della durata di una notte, in cui decade il reato di omicidio e ogni crimine può essere commesso senza essere punito legalmente. Una manna dal cielo se siete dei criminali efferati, un vero e proprio incubo per i cinque protagonisti di questa storia che si ritrovano casualmente uniti con lo scopo di sopravvivere fino all’alba.

Ne esce fuori un B-movie piatto e banale nei primi quarantacinque minuti, un film godibile e con qualche trovata apprezzabile nella parte finale. Molti restano i difetti, a cominciare da una sceneggiatura che non approfondisce minimamente i caratteri dei personaggi principali, passando per una regia di servizio che tenta, in alcuni casi, di rifarsi a soluzioni stilistiche del cinema indipendente. Si prende un po’ troppo sul serio, pur non avanzando particolari pretese, e questo è uno degli elementi che trasforma “Anarchia” in un film ai limiti della sufficienza. Come dicevamo all’inizio la matrice politica non manca, il messaggio alla violenza estrema e ingiustificata che attanaglia gli Stati Uniti è più che giusto, così come la polemica sul porto d’armi e sulla pena di morte. Tutti temi riletti ed inseriti qui come radice della trama.  Il cast è composto da attori sconosciuti, proprio per rendere maggiormente l’effetto-verità di una notte da incubo. L’impressione finale è quella che al giorno d’oggi ci voglia molto di più per impressionare lo spettatore moderno. Guerriglia, violenza e fuga claustrofobica dalle vie di una metropoli messa a ferro e fuoco, le avevamo già viste in un classico che portava il nome di: “1997- Fuga da New York”. Ma quelli purtroppo erano altri tempi, in cui anche i B-Movie apocalittici sapevano regalare arte ed intrattenimento di gran qualità.

Alvise Wollner

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