Non c'ho più vent'anni

Non ho più vent’anni e mi sento così

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Inizio da qui.

Inizio ora.

Le paranoie adolescenziali che sembrano quasi non finire mai. Io che voglio sempre di più in una corsa continua contro il costante pensiero del “non c’ho più vent’anni”.

Ebbene sì i vent’anni sono passati da un po’ e se prima mi sembrava avere i super poteri, ora mi sembra di essere la brutta copia di Wonder Woman. Come se fossi caduta dal letto e avessi sbattuto la testa sullo spigolo del comodino: è così che un po’ mi sento.

A quest’età non avrei dovuto essere una mamma? Non avrei dovuto essere sposata? Non avrei dovuto avere un mutuo, una casa mia? Un lavoro sicuro? Perlomeno è quello che si diceva quando avevo vent’anni.

Vivo in un’eterna sala d’aspetto: il tempo passa e io sfoglio una rivista per rendere meno noiosa l’attesa. Sento quest’attesa e non mi sta bene. Non mi sta bene perché le attese uccidono e ti mandano in apnea e se stai troppo in apnea muori. Io non voglio morire. Rivoglio i miei vent’anni. E le mie paranoie, i miei film mentali, l’idea di un sogno bianco, i sorrisi bianchi e i pianti grigi e così mi ritrovo a sbattere i piedi e i pugni a terra perché non voglio l’apnea ma bensì l’aria. Saranno queste le paronoie della ventenne che vuole vivere tutto a mille? Può essere.

Inizio con questo mio piccolo pensiero che poi così piccolo non è, perché sono sicura che molti ventenni cresciuti stanno pensando in questo esatto momento la stessa cosa. Magari sono in auto, dietro ad un pc, a casa, sopra un libro a prepararsi per l’ennesimo concorso. Ognuno è nella propria sala d’attesa ad aspettare l’arrivo del momento giusto, dell’Uomo giusto o della Donna giusta, del lavoro giusto, insomma del proprio turno.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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