Gli occhi degli altri

“Non c’è mai il sole, capisci?”

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“Nevicaaaa!” – “Finalmente l’estate!” – “Uffa, piove!” – “Sole sole sole!”. Questi sono soli pochi esempi degli status di Facebook (o altro social network) che leggiamo ogni giorno. Fra i nostri amici c’è sempre il sedicente meteorologo, l’acuto osservatore o ancor peggio il meteoropatico dell’ultim’ora.

La reazione di base del lettore è indifferenza, con sprazzi di fastidio e picchi d’ira. In fondo, ci basta guardare fuori per sapere cosa sta succedendo e in ogni caso lamentarsi del tempo non contribuirà a farlo cambiare.

Tuttavia, in media, ignoriamo la cosa non solo per l’ovvietà delle considerazioni ma perché tendiamo a sottovalutare il ruolo del tempo atmosferico (a meno che esso non influenzi un evento per noi importante).
La verità è che per quanto il nostro quotidiano sia influenzato dal tempo, il suo ruolo nelle nostre vite ci pare comunque marginale: nel grande disegno, poco importa se ci sono stati mesi più o meno piovosi, estati più o meno calde, se a questo matrimonio o quella laurea c’è stato molto vento o il sole. A meno che non si verifichino eventi catastrofici o anomali tendiamo a pensare di avere il controllo sul tempo, crediamo di poter fare ciò che ci pare indipendentemente dagli agenti atmosferici.

In particolare, la presenza e/o assenza del sole ci influenza relativamente, nel senso che anche dopo vari giorni di pioggia, noi del Bel Paese sappiamo di poter sperare in una bella giornata soleggiata. E quando quella giornata di sole arriva, ci ricordiamo di quanto ci faccia stare bene.
Eppure non per tutti è così, ci sono luoghi dove il sole non si fa vedere per stagioni intere, dove ci si sveglia e si va a dormire con il buio, dove la luce in inverno è solo artificiale. Uno dei paesi dove succede tutto questo è la Svezia e la storia che voglio raccontarvi riguarda un ragazzo che viene proprio da là.

La storia risale a circa 4 anni fa, quando ho incontrato questo ragazzo in occasione dei campionati europei di rugby under 18. Era fine marzo, e la squadra svedese di rugby in trasferta sembrava essere sbarcata alle Maldive. Jesolo, la città sede dei campionati, era per loro una sorta di El Dorado, non potevano credere che in quel periodo dell’anno ci fosse tanta luce e facesse così caldo. Ricordo che si svegliavano in largo anticipo pur di fare il bagno in mare. E ricordo che io, ingaggiata dal Comitato Regionale per fare da liaison officer alla squadra, ero assolutamente esterrefatta da reazioni così esagerate a qualche raggio di sole e temperature assolutamente non eccezionali per la stagione. Ancora una volta, il mio punto di vista non considerava quello altrui e per capirlo ho dovuto aspettare qualche giorno.

Ero sola nella hall dell’hotel dove risiedevo con la squadra e stavo attendendo che i ragazzi scendessero per accompagnarli all’allenamento. Uno di loro, un ragazzotto alto 1 metro e 90 che rispettava perfettamente lo stereotipo del giocatore di rugby, si è seduto accanto a me e ha cominciato ad osservare il cielo terso, godendo il calore del sole che filtrava dalla vetrata. L’ho salutato con un sorriso e sono tornata a leggere il mio libro.

“Quando potrò andare via di casa, andrò in un posto dove c’è sempre il sole” ha dichiarato di punto in bianco. “Non ho intenzione di cadere un’altra volta in depressione”. A quel punto, mi sono voltata. Ho studiato la sua espressione e capito che non mi stava prendendo in giro. Devo averlo osservato con aria molto confusa, perché ha subito aggiunto:”Sì, so che crederai sia strano, un ragazzo di 17 anni con la depressione per l’assenza del sole, folle! Però è così, te lo assicuro, ogni inverno è una lotta. Non c’è MAI il sole, capisci? Se sei fortunato lo vedi qualche ora a settimana, per il resto solo buio e freddo. Penserai che ci si abitui e in effetti è così, ma tutto quel buio e quel freddo ti entrano dentro, ti fanno sentire triste e affranto e tutti i tuoi problemi diventano d’un tratto più difficili, più bui. Io ne sono uscito solo grazie al rugby, giocando, condividendo tutto questo con gli altri. Anche 4 o 5 degli altri sono caduti in depressione per questo motivo, sai? Ad alcuni è capitato quando avevano solo 12 o 13 anni. So che per te tutto questo non ha senso ma è solo perché tu sei nata e cresciuta con la luce del sole ‘a disposizione’. Io abito nel nord della Svezia e per me il sole è come un tesoro. Voi italiani siete fortunati sotto questo punto di vista, credimi. La luce e il calore del sole sono insostituibili”.

Ha finito di parlare, si è alzato ed è uscito dall’hotel. Mi ha lasciata così, spiazzata e incapace di formulare una risposta decente. Mi ha fatto pensare molto e in qualche modo mi ha rattristata. La sera stessa, ho fatto delle ricerche sull’argomento e ho scoperto che c’è una risposta “scientifica” a questo tipo di fenomeno: attraverso il sole assumiamo serotonina, una sostanza che influenza positivamente il nostro umore, e in sua assenza rischiamo di diventare più tristi, irritabili, persino dopo un breve periodo. Intere stagioni senza sole devono essere insostenibili per alcune persone, ed essere costretti a vivere in un ambiente simile dev’essere come una condanna. Ho anche pensato all’ironia della situazione, ragionando sul fatto che se avessero anche il meteo dalla loro sarebbero loro, l’El Dorado degli altri.

Poiché nel mese di giugno si celebra la festa nazionale svedese, ho ritenuto giusto soffermarmi su quest’argomento che pare così marginale ai nostri occhi, ma che in effetti influenza la vita di milioni di persone in modi e misure che noi nemmeno comprendiamo.

Domani, uscendo di casa, mi ricorderò di essere grata, oltre che allegra, se un raggio di sole verrà ad abbracciarmi.

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