Nei posti migliori ci arrivi solo a piedi, per fortuna.

È autunno inoltrato, piove, ma ho voglia di camminare, di scoprire, di mettermi alla prova. È da poco passato mezzogiorno e ci infiliamo tra gli alberi. Siamo in tre, gli zaini carichi e avvolti nella tela anti-acqua.

Il Nelson Lakes National Park è un’enorme foresta vergine che si fa strada tra montagne ripide e friabili ed enormi laghi dall’acqua limpida. Isola Sud, Nuova Zelanda.

La prima parte del sentiero corre lungo le sponde del lago Rotoiti. La pioggia non ci spaventa, una volta bagnato beh… sei bagnato. Basta non fermarsi.

Travese Sabine è il nome del tracciato che abbiamo scelto, costeggia due laghi ed attraversa un passo a 1800m, per andare a chiudersi ad anello in “soli” 90 km. Le guide consigliano di affrontarlo in sei giorni, ma capiamo quasi subito che i cartelli con i tempi di percorrenza si riferiscono a passeggiatori della domenica.

Non ho mai affrontato un tramping del genere, quindi non so bene come comportarmi, e così anche i miei compagni di viaggio. Siamo impreparati ma eccitati, si va finché vanno le gambe.

Le notti le passiamo negli Hut, bivacchi, sparsi qua e là lungo la via, spesso in posti mozzafiato: in riva al lago, su un’altura sul finire del bosco, nel mezzo di un prato dall’erba gialla come il grano, dritta ed affilata come lance. Non c’è luce, non c’è acqua corrente ma c’è una piccola stufa nel centro, solitamente, e se sei fortunato qualche altro viandante ha già raccolto della legna da ardere. Si va a dormire quando fa buio e ci si sveglia all’alba, il tempo di rimpacchettare i nostri quattro stracci e ripartire, camminare.

Clima avverso e periodo dell’anno fanno sì che non incontriamo molti altri camminatori, in estate si farebbe fatica a trovare una branda disponibile. Proviamo tutte le sere ad asciugare i vestiti zuppi ma ogni mattina finiamo per indossarli ancora bagnati, soprattutto gli scarponi.

C’è qualcosa dal fascino primordiale nel camminare per ore nella foresta. La maggior parte del tempo non vi è nemmeno un sentiero, scavalchiamo alberi caduti e enormi radici sporgenti, seguiamo i fiumi e li guadiamo, a volte spunta un ponte sospeso. Il cibo scarseggia, il senso di fame non ci abbandona mai del tutto, ma siamo liberi.

In alcuni punti la foresta sembra davvero incantata. Alberi giganteschi ricoperti di muschio, il verde è ovunque; quando spunta il sole gioca con foglie e rami a creare fasci di luce che attraversano l’aria umida. In lontananza il ronzare di migliaia di api.

Il terzo giorno siamo stanchi ed abbiamo praticamente finito il cibo, dobbiamo arrivare alla fine in fretta. Il giorno dopo sono 40 km con dislivelli vari e sentiero spesso franato. Riavvistare il punto dal quale siamo partiti, la passerella in legno che si lancia nel lago e crollare sulle ginocchia, è un’emozione enorme, ce l’abbiamo fatta.

Ci vuole poco a capire quello di cui si ha veramente bisogno. Nella foresta ti serve cibo, acqua ed un riparo, e quando ce li hai sei felice, appagato, non cerchi altro. Le tue priorità si ridimensionano drasticamente. Niente telefono, internet, macchine, strade o allarmismi vari. Qui sei tu, il verde del muschio ed il rumore del fiume.

“A volte non vedi la foresta perché ci sono troppi alberi”

Mattia

Marzo 2017

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

MORE FROM MATTIA GIANNINI

ENTRA NELLA COMMUNITY