Metti un sabato sera di una apatica ed uggiosa estate.
Metti due canonici passi sulle Mura, dove è concentrata la densità abitativa di Treviso e provincia, tra una zaffata di odorosa cipolla e una sgambettata country sotto il palco.
Metti due passi per prendere un gelato che alla vista sembra da copertina e al palato ha un piacevolissimo retrogusto plasticoso.
Sabato 2 Agosto, il Duomo è affollato e sono le 23:30, c’è tantissima gente.
Vacanze Trevigiane, potremmo quasi definirle, anche se manca la poesia della mitica fontana di Trevi e la bionda bellezza che scherza nella sua sempiterna acqua.
Tra spending review familiare e terrorismo meteorologico che ha fatto incazzare duramente gli stabilimenti balneari di mezza italia, ecco che la movida estiva si trasferisce tra sampietrini e coni gelato sgargianti, tra un mojito ed uno spritz con qualche ghiaccio in più, per non perdere l’illusione delle notti magiche.
Camminando per questa insolita resurrezione cittadina di mezza estate, ecco che comincio a notare qualche baluginio improvviso, qualche fuoco fatuo che compare e poi scompare, rapido come un battito d’ali.
Tutto ciò avviene nei punti più disparati, persino sotto ai portici del Calmaggiore.
“Ma che sta venendo su tempo? Ancora?”, è il primo pensiero, in un misto di esasperazione e perplessità.
Allora aguzzo la vista, sfodero le mie doti da Sherlock Holmes di vittoriana memoria ed inizio ad analizzare il fenomeno con più attenzione.
“Click”.
Eccoli la, ci risiamo.
“Tu chiamali se vuoi, autoscatti”.
Non erano fulmini globulari scesi sulla terra per punire un popolo di peccatori universali, bensì i flash che sgorgavano dagli inseparabili smartphone in mano a giovani e meno giovani.
Colgono l’occasione per sedermi con un’amica sullo scalino di un monumento, per ultimare la degustazione dello “squisito” gelato.
Cinque minuti dopo mi accorgo di essere stato completamente circondato: a destra, a sinistra e dietro di me, si sono piazzati – a gruppetti di tre –  assembramenti femminili che iniziano una gara all’autoscatto migliore.
Pronti, partenza e via, tutte in posa: duck-faces, linguacce, sberleffi, ammiccamenti e capelli scarruffati da una parte; cosce estese e smorfie varie dall’altra.
Praticamente un set fotografico improvvisato, sotto la splendida cornice della nostra graziosa città.
Un esercito di ritratti continui, infiniti, di flash e di ripetizioni costanti.
Dappertutto, una specie di invasione, un virus che passa di mano in mano, più veloce ed implacabile dei germi dell’influenza annidati sugli appositi sostegni degli autobus di linea a dicembre.
Un’ invasione che manco gli Ultracorpi: al posto del replicante dal baccello uscirà una diapositiva digitale instagrammata con qualche effetto ultrastrafigo, e sarà automaticamente pubblicata su  facebook, twitter ed ogni altra piattaforma social esistente.
Un sogno per molti.
Per me, con uno smarpthone che sfida costantemente la legge dell’obsolescenza programmata da quanti voli ha fatto, più un incubo ad occhi aperti.
Lentamente, mentre osservo la mandria di esseri alieni che mi circonda, che si aggirano con il capo chino sui telefoni e passano ogni istante della propria vita attraverso il filtro di un obbiettivo, mi accorgo sempre più che forse è vero.
Ormai i vampiri-informatici stanno dominando il mondo e dovrò darmi da fare per avere un decimo del fisico super definito di Will Smith nel film “Io sono Leggenda”, se vorrò sopravvivere al nuovo che avanza.
Il mondo ha affrontato diverse situazioni critiche, ma sarà pronto a superare questa Invasione degli Ultra-Selfie? Lo scopriremo nelle prossime puntate.

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