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Nature’s calling … quando la Natura chiama

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“London calling” che decretò il successo dei The Clash, allude ad un comunicato che la BBC trasmetteva ripetutamente alla radio nei paesi occupati durante la Seconda Guerra Mondiale.  “Calls” accostato a “Nature” diviene un messaggio avvincente “Contro la guerra” che l’uomo sta perpetuando nei confronti della Terra. “Nature’s calling”, ma perchè annoiarvi con i motivi di questa “chiamata”? Guardate la quantità di rifiuti che gettate, chiedetevi cosa mangiate, cosa bevete, cosa indossate, con cosa vi lavate … insomma fatevi due domande senza troppi catastrofismi, tanto domani sarà tutto uguale ad oggi (forse) … ma per le generazioni future? Saranno anche loro figli del consumismo e della pubblicità ingannevole?

Partiamo dalle basi, il significato di Natura più gettonato è dato dall’insieme degli esseri viventi e inanimati dell’Universo, considerato nella totalità dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano. Per avere una visione completa del concetto facciamo un passo indietro all’etimologia del termine; “Natura” deriva dal participio futuro del verbo nasci , che letteralmente significa “ciò che sta per nascere”, a sua volta proviene dalla parola greca physis che appartiene alla radice phyo (φύω), “genero”, “cresco”. In conclusione possiamo dire che la Natura è la totalità delle cose che esistono e sono in continuo divenire: nascono, vivono, muoiono e sono oggetto della nostra esperienza… ma non finisce qui, Noi in tutta questa faccenda ne facciamo parte.  Non è sbagliato dire che “siamo un tutt’uno con la Natura”.

Una presa di coscienza non da poco che scaturisce conflitti interiori espressi molto bene da Leopardi nel “Dialogo della Natura e di un Islandesee prima ancora da Voltaire con Storia di Jenni o il saggio e l’ateo”. L’islandese è l’uomo per eccellenza sottoposto alle catastrofi naturali, ai vulcani, alla lava, al gelo, ai terremoti …insomma manca solo “Attila” scandito da Abatantuono.  Cosa può fare un comune islandese se non fuggire? Dopo aver vagato per il mondo arriva in Africa e incontra la Natura incarnata in una donna gigantesca appoggiata ad una montagna, inizia così un interessante dialogo. Le accuse dell’uomo verso la donna come al solito sono un po’ pesanti, sul filone “Perchè mi torturi e mi tiranneggi?” e lei con un aplomb da dominatrice gli risponde che opera seguendo un ciclo di conservazione ben al di sopra di lui, di noi, degli uomini. La morale è “dove fuggi uomo tanto sei mio”. Non ci mise molto D’Annunzio a riappacificare le parti. “La pioggia nel pineto” esprime abilmente la metamorfosi tra gli amanti, da un lato il processo di simbiosi dell’uomo con la natura, dall’altro il processo di antropomorfizzazione che la natura subisce. Un vero e proprio atto d’amore in pieno panismo.

 La Natura è donna, e nella donna sono incarnati i segreti della Terra. La violenza per entrambe sembra non avere fine. Un fragile rispetto che può migliorare con maggiore consapevolezza. La sentenza religiosa greca “conosci te stesso” pone le basi per riconoscere la propria limitatezza e finitezza “Nulla di troppoOttima è la misura , Non desiderare l’impossibile”.  Smettere di avere una visione antropocentrica potrebbe essere il salto di qualità per avere un approccio diverso con la Natura.

“Possiamo ancora decidere di allineare la nostra intelligenza a quella della natura.”

Joseph Beuys

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