Quando vivi a Mosca ma dici Aò!

Mosca : una dedica a te. O una poesia su come innamorarsi del vicino.

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C’è un palazzo di fronte.
Saranno dieci piani.
Tanti occhi aperti, molti chiusi.
Mi fissano.
Rispondo.

Chissà quante storie.
Sveglie che spengono i sogni più belli, docce fredde-calde-fredde, una tazza, due fette, un desiderio, un sms.
Luce si accende, luce si spegne.
Occhi che si aprono, occhi che restano chiusi.
A piedi, in macchina, in metro, inseguendo il tram, sporcando le scarpe, accendendo il riscaldamento, al telefono, dentro le cuffie.
Ritmo.
Le giornate passano, portano via, riportano indietro, cose nuove, cose vecchie.

Chissà quante storie.
Dietro a quelle tende, dietro a quei vetri: amore, pentole sporche, musica alta, mobiletto rotto, candele in bagno, acqua calda, acqua fredda, padri e madri.

Mani e nasi contro le finestre, dentro gli occhi, cosi vicino.
Potrei appoggiarmi e guardare, e qualcuno potrebbe fare lo stesso.
Eppure non ci vediamo.
Città tanto grandi, quanto confuse.
Mosca non ne fa di certo un’eccezione.

Persone che si cercano, persone che non si trovano.
Uffici, ristoranti, cene, pranzi, incontri casuali, incontri premeditati.
Tutti che lo vogliono, non ci riescono.

La felicità non può mica trovarsi così vicino.
Pensiamo.
Bisogna per forza andare a cercare altrove.

Peccato.
Tra tutti quegli occhi, chissà se mi guardano.
Immagina, potremmo incontrarci un giorno, causalmente, in metro o in aeroporto.
Non vicino, mai vicino.
Vicino significa normale, banale..
Oggi nessuno sa essere normale.

Finestre che fanno capolinea al mio respiro.
Una piccola ombra soffiata.
La voce si ferma lí.
Non va oltre.

Città troppo grandi, troppo confuse.

Ti insegnano che è tutto difficile.
Ti insegnano che bisogna lottare per avere.
Solo cosi.

Sbagliano.
Potresti trovare la felicità al piano di sopra.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

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