Mon cher Valerié,

così poteva iniziare la lettera che Hollande avrebbe dovuto scrivere alla sua compagna. Una lettera piena di ricordi e di rammarico, di scuse e autodifesa. Dico sarebbe perché non è mai arrivata e forse mai arriverà. Valerie ne ha ricevuta un’altra però, nero su bianco è stata avvisata che il giorno seguente la sua vita non sarebbe mai più stata la stessa: in “suo” Francois l’avevano fotografato con le mani nella marmellata, e che marmellata.

Ma quale security, quale senso dello stato, di rispetto se non verso la propria donna almeno verso il proprio Paese, quale amor cortese: davanti a quella che tira da sempre più di un carro di buoi ogni uomo si trasforma nell’imbecille della porta accanto. Che ha la memoria del telefono piena di messaggi di un tenero Lucio/Andre/Marco, che si registra nei siti d’incontri con il nickname di “etero curioso” e che a domanda “ma tu non sei fidanzato?” ribatte con un brillante “è una situazione un po’ complicata”, che tropo spesso rivela una lei incinta e un lui stronzo.
E i presidenti non sono immuni a tutto ciò.
Il politico, l’uomo di potere, che perde la testa per l’attrice più giovane di lui è un cliché così vecchio da essere sempre attuale. Hollande in motorino sotto casa dell’amante, alcova di incontri fugaci, è così triste da farmi diventare Dudù e la Pascale quasi simpatici, così squallido da non poter finire nemmeno in un film dei Vanzina.

Altro che istruzioni sul nucleare e su come evitare conflitti internazionali, corsi su come non fare figure barbine worldwide dovrebbero organizzare i servizi segreti. Ma i Kennedy non hanno insegnato nulla?

Intanto lui nella conferenza stampa a domanda diretta su lei e l’altra ha risposto così:
«Nella vita personale ognuno attraversa delle prove – chiamala prova tu – con momenti dolorosi, come questo per me. Ma gli affari privati si trattano privatamente – . Non è il momento né il luogo per rispondere, ma lo farò prima dell’11 febbraio (data della visita ufficiale a Washington – DOVE PURE LI PARE CI SIA UNALTRA COPPIA IN CRISI)».

«Come cittadino dovrei perseguire questa pubblicazione. Se mi freno è perchè non ci sia una disparità, non ci siano due pesi e due misure. Ma la mia indignazione è totale»: questa la risposta a chi gli chiedeva se denuncerà il settimanale Closer, che ha pubblicato le foto sulla sua love story. «Non chiedo alcuna modifica della legislazione – ha aggiunto il presidente – sono contrario alle leggi di circostanza. Ci sono tribunali che possono punire gli abusi. Ma io sono presidente e dunque, protetto da un’immunità. Non mi si può denunciare, posso io denunciare gli altri?».

Mia addolorata, addoloratissima Valerie che dal letto dell’ospedale guardi il mondo parlare e mettere a nudo la tua vita, che soffri così tanto da non riuscire più ragionare, ti prego e ti supplico, almeno tu salvati e ribellati. Raccogli le ultime forze ed esci di scena, lascia calare il sipario su una storia che sa di vecchio e suona come un disco rotto. 

Come mi ha detto qualcuno una volta: le storie vere sono a due, a tre è un attimo e ti trovi in un’ammucchiata.

 

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