Arte in pillole

Miniatura: più è decorato, più vale!

0
Like

È sempre difficile lasciare la strada vecchia per quella nuova, ma anche Arte in Pillole ha bisogno di rinnovarsi.

Cambiamo rotta, viaggiatori!
Con l’arte antica, ovviamente, non può finire qui, non ho esaurito di certo le risorse, ma sento che è ora di cambiare registro, di addentrarci in un nuovo periodo storico, un periodo che tutti credono diverso da quello che in realtà è.

Sto parlando del Medioevo, da tutti definito come l’età più buia della storia dell’uomo, quando invece se si va oltre ai pregiudizi si può scoprire essere un periodo florido ed innovativo, grande serbatoio di conoscenze soprattutto dal punto di vista artistico.

Innanzi tutto, diciamo che medioevo traduce l’espressione latina media etas, ovvero età di mezzo e viene usato per la prima volta nel XV secolo dagli umanisti proprio per nominare quell’età che li separava dall’antichità, periodo da loro considerato come modello da seguire e per questo da recuperare.

Fino all’Ottocento si pensa al Medioevo negativamente, in seguito sono i francesi (soprattutto) a rivalutarlo e a voler recuperare di quel periodo la componente gotica.

Per datare questo periodo si fa riferimento come inizio al radicamento dei popoli barbari, attorno al VI-VII secolo e come fine la scoperta dell’America nel 1492, ma ovviamente si va per ipotesi, e molti storici fanno scelte diverse a proposito.
In particolare si definisce Alto Medioevo quello che va dal VII al X secolo, e Basso Medioevo dal XI al XV secolo.

Una cosa importante c’è da dire prima di cominciare col nostro tour: nel Medioevo si faceva arte perché si pensava che questa avesse una funzione precisa, non per estetica.
Tutte le opere erano quindi fatte per un determinato scopo, per delle esigenze, non certamente solo per bellezza.

Pronti? Partenza… via!
Quando dico Medioevo, in senso artistico, a cosa pensate?
A me vengono in mente le miniature!

Nascono per impreziosire i testi dell’antichità classica che i Padri della Chiesa chiedevano fossero ricopiati.
Ecco che i codici venivano impreziositi e corredati da illustrazioni organizzate in vignette, racchiuse in cornici.

Perché miniature? Il termine deriva (secondo alcuni) da minio, ovvero il colore rosso usato per sottolineare le lettere dei capoversi.

Nel corso dei secoli questa pratica ha avuto sempre maggior successo e organizzazione, infatti i monaci addetti alla copiatura e alla miniatura svolgevano la loro attività in sale dedicate, gli scriptoria, e usavano strumenti sempre più sofisticati e adatti come la penna d’oca e un inchiostro particolare ottenuto da nerofumo o carbone mescolato ad acqua o gomma, gli altri colori erano ottenuti naturalmente da terre o da minerali.

Solo i codici destinati alla liturgia passavano per le mani dei monaci miniatori, proprio perché dovevano essere esposte a Dio, come rappresentazione del lavoro dell’uomo. È come se Dio si incarnasse nelle ricche decorazioni.
Alle parole viene attribuito un valore d’immagine: più è decorato, più vale!

La produzione, soprattutto in età Carolingia (800-888) si estende anche alle illustrazioni di testi scientifici e classici, ma soffermiamoci sulle prime miniature, quelle della tradizione insulare:

L’arte della miniatura passa diverse sperimentazioni: dal principio di deformazione dell’iniziale che va in diminuendo si passa a decorazioni di tipo strettamente grafico con l’invenzione delle pagine a tappeto, ovvero pagine interamente decorate, caratterizzate da un motivo ad intreccio (potevano trovarsi all’inizio o alla fine del volume oppure come intervallo tra un vangelo e l’altro) fino ad arrivare a dedicare ad una sola pagina la decorazione di un’unica lettera.

Quattro sono gli esempi più significativi per descrivere le pagine a tappeto:


1) Libro di Durrow: manoscritto composto da 248 fogli, datato VII secolo, ora conservato a Dublino alla Biblioteca del Trinity College.
Questa pagina a tappeto, meravigliosamente complessa, è posta all’inizio del volume.
Un rettangolo ne contiene un altro e quest’ultimo al centro ha una croce a doppi bracci tutti terminanti con quadrati, dai quali partono altri piccoli bracci fino a formare una serie di 8 croci.
Tutt’intorno è ricoperto da motivi a matassa.


2) Libro di Lindisfarne: manoscritto realizzato nell’omonimo monastero, datato VIII secolo, oggi conservato al British Museum a Londra.
Anche in questo caso il motivo decorativo principale è una croce, i cui bracci terminano in una forma a vaso, tutt’intorno nella decorazione si possono individuare corpi di animali allungati e intrecciati in modo da costituire il complicato disegno.


3) Libro di Saint Chad: databile tra l’VIII e il X secolo, conservato a Lichfield la cui pagina a tappeto non tanto diversa dalle altre, facile da riconoscere è la croce, al centro della decorazione maniacale costituita dall’intreccio di corpi di uccelli.


4) Libro di Kells: manoscritto del VIII secolo, oggi lo si può trovare a Dublino alla Biblioteca del Trinity College, ed è una pagina a tappeto molto particolare.
Infatti, ricorda le prime sperimentazioni dove la lettera iniziale del paragrafo era più grande delle altre, ma in questo caso, addirittura, “xpi” (la configurazione di Cristo) ricopre l’intera pagina e il posto lasciato alle parole che completano la frase è ridottissimo e marginale, in basso a destra.
Tutt’intorno è divertente scoprire cosa costituisce l’intreccio: si possono individuare gatti, topi, 13 teste umane diverse per dimensione, forse riconducibili ad angeli e chi più ne ha più ne metta, è una decorazione che lascia spazio all’immaginazione e alla fantasia.

Insomma, per concludere, i monaci portano un nuovo senso di decorazione dei libri, il motivo di riempimento ad intreccio, richiama l’horror vaqui ma in questo caso è l’interfaccia, il risultato “concreto” tra un impulso astratto, conseguenza di grande inquietudine interiore provata dall’uomo di fronte ai fenomeni del mondo, e la dimostrazione della concezione di sacro, in quanto questi libri così riccamente decorati garantivano protezione consacrata e proclamavano santità.

Spiacenti, i commenti sono chiusi ...

MORE FROM CRISTINA ANTIGO

ENTRA NELLA COMMUNITY